
PIGNATARO MAGGIORE. Ha preso il via davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere il procedimento giudiziario che vede coinvolti alcuni presunti appartenenti al clan Ligato-Lubrano, accusati di aver sottoposto per anni un gioielliere del Casertano a richieste estorsive.
Sul banco degli imputati sono comparsi Giovanni Di Gaetano, 66 anni, conosciuto negli ambienti locali con il soprannome di “Giannino ‘o napulitan”, e Graziano Insidioso, 60 anni, entrambi residenti a Pastorano. I due devono rispondere, a vario titolo, di episodi di estorsione consumata e tentata aggravati dall’utilizzo del metodo mafioso.
La vicenda giudiziaria coinvolge anche altri soggetti che nelle prossime settimane affronteranno l’udienza preliminare davanti al gup Maria Gabriella Iagulli del Tribunale di Napoli. Hanno scelto il rito abbreviato Luigi Messuri, 55 anni, di Pastorano; Michele Del Core, 41 anni, originario di Capua e residente a Napoli; Lorenzo Lubrano, 42 anni, di Pignataro Maggiore, figlio di Raffaele Lubrano, storico esponente criminale ucciso in un agguato nel 2002; e Pasquale Veltre, 61 anni, anch’egli residente a Pastorano.
L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e diretta dal sostituto procuratore Maria Laura Lalia Morra, ruota attorno alle presunte pressioni esercitate nei confronti di un imprenditore del settore orafo, titolare di due attività commerciali tra Vitulazio e Pignataro Maggiore.
Secondo la ricostruzione investigativa, tutto sarebbe nato da un vecchio debito risalente agli anni Novanta. Il padre del gioielliere avrebbe contratto un’esposizione economica nei confronti di Giovanni Di Gaetano pari a circa 50mila euro, oltre a un chilogrammo d’oro. Dopo la morte dell’uomo, le richieste sarebbero state rivolte al figlio, individuato come nuovo destinatario delle pretese economiche.
Gli investigatori sostengono che, dal 2008 in poi, le richieste di denaro siano proseguite con regolarità. Nel corso degli anni il commerciante avrebbe consegnato somme di denaro e preziosi per un valore complessivo stimato attorno ai 70mila euro.
L’episodio più recente contestato risale a gennaio 2025, quando sarebbe stata avanzata la richiesta di un Rolex in oro e di un bracciale con diamanti dal valore complessivo di circa 30mila euro. Di fronte al rifiuto del gioielliere, sarebbero iniziati ulteriori tentativi di mediazione da parte di altri soggetti coinvolti nell’inchiesta.
Temendo possibili conseguenze, il commerciante si è rivolto ai carabinieri denunciando l’accaduto. Le successive attività investigative avrebbero consentito di accertare l’esistenza di un presunto piano intimidatorio finalizzato a costringerlo a versare altri 50mila euro, anche attraverso violenze fisiche e l’uso di armi, prima delle festività natalizie.

