
TRENTOLA DUCENTA. La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di Giovanni Pirozzi, 49 anni, conosciuto negli ambienti investigativi con il soprannome di “O’ Picciuott”. I giudici della Suprema Corte hanno dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa contro l’ordinanza che aveva già confermato il provvedimento restrittivo emesso dal gip di Napoli.
L’uomo è coinvolto, insieme a Nicola Catalano, in una vasta indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli su un presunto sistema estorsivo che avrebbe colpito numerosi imprenditori agricoli operanti tra le province di Caserta e Napoli. Le accuse contestate riguardano episodi di estorsione, sia tentata che consumata, e danneggiamento aggravato dal metodo mafioso.
L’inchiesta, sviluppata dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta, ha preso forma dopo le denunce presentate da diversi titolari di aziende agricole attive nei territori di Giugliano, Villa Literno, Parete, Trentola Ducenta e San Marcellino. Secondo gli investigatori, gli indagati avrebbero imposto agli agricoltori il pagamento di somme variabili tra 300 e 1.400 euro all’anno, presentandole come contributi per un presunto servizio di sorveglianza delle proprietà.
Le richieste sarebbero state accompagnate da continue pressioni e da atteggiamenti intimidatori. In più occasioni gli indagati si sarebbero recati presso le aziende o le abitazioni delle vittime, facendo comprendere di conoscere abitudini e spostamenti dei destinatari delle richieste. Un comportamento che, secondo l’accusa, avrebbe avuto lo scopo di rafforzare il clima di paura e di assoggettamento.
Quando gli imprenditori si rifiutavano di versare il denaro richiesto, sarebbero scattate azioni punitive. Tra la fine del 2024 e l’inizio dell’inverno, numerose serre sarebbero state danneggiate con il taglio dei teli protettivi e la distruzione di coltivazioni di fragole, ortaggi e peperoni. In alcuni casi i danni economici denunciati avrebbero superato i 40mila euro.
Nel rigettare il ricorso, la Cassazione ha evidenziato come la presenza di Pirozzi durante gli episodi contestati e la sua notorietà negli ambienti criminali abbiano contribuito a rafforzare la forza intimidatrice delle richieste avanzate alle vittime, confermando così la legittimità della misura cautelare.

