
Santa Maria Capua Vetere/Recale. Un presunto sequestro di persona a scopo estorsivo, accompagnato da minacce rivolte non solo alla vittima ma anche alla sua compagna e al figlio di appena 15 mesi. È uno dei passaggi più inquietanti contenuti negli atti dell’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che vede coinvolti, tra gli altri, Carmine Derrotti, già finito al centro delle cronache per la presunta vicenda della compravendita di auto di lusso.
Secondo quanto riportato nella denuncia raccolta dagli investigatori, la sera del 12 maggio 2026 il concessionario indebitato e vittima del gruppo sarebbe stato fermato in strada da due Fiat Punto dalle quali sarebbero scese complessivamente otto persone travisate e armate. Alcuni dei soggetti si sarebbero qualificati come appartenenti alle forze dell’ordine, mostrando una paletta e un distintivo con la scritta “Police”.
La vittima avrebbe però intuito la falsità del controllo. Da quel momento sarebbe stata colpita, incappucciata e caricata a bordo di un veicolo con fascette applicate ai polsi. Dopo circa un’ora di spostamenti, l’uomo sarebbe stato condotto in una zona di campagna dove avrebbe subito ulteriori violenze, tra cui un colpo alla testa inferto con il calcio di una pistola.
Nel corso dell’aggressione sarebbero stati sottratti circa 10mila euro in contanti, un orologio Rolex GMT Master “Pepsi”, monili in oro, documenti personali, telefono cellulare e una valigetta contenente le chiavi di alcuni veicoli. Sempre secondo il racconto fornito agli inquirenti, durante quei momenti la vittima avrebbe riconosciuto Carmine Derrotti, che avrebbe avanzato una richiesta economica collegata a un presunto affare riguardante una Lamborghini Revuelto.
L’aspetto più delicato della vicenda riguarda però le minacce. Negli atti si legge che sarebbero state rivolte anche alla compagna della vittima, al figlio piccolo e perfino al fratello dell’uomo. Gli aggressori avrebbero fatto riferimento alla disponibilità di armi e avrebbero intimato alla vittima di non rivolgersi alle forze dell’ordine.
Per evitare conseguenze peggiori, il denunciante avrebbe accettato di consegnare alcune auto di lusso in giacenza, tra cui una Porsche Carrera GT e una Lamborghini Huracán, per un valore complessivo indicato in circa 680mila euro. Successivamente sarebbe stato rilasciato nei pressi del cimitero di Santa Maria Capua Vetere.
Il giorno seguente, inoltre, la vittima avrebbe consegnato agli investigatori screenshot di messaggi WhatsApp provenienti da utenze ritenute riconducibili agli autori delle intimidazioni. Nelle chat sarebbero contenuti ulteriori solleciti e minacce legati alla consegna delle vetture e agli incontri richiesti.
Gli approfondimenti investigativi e l’analisi delle immagini di videosorveglianza avrebbero consentito agli investigatori di ricostruire parte dei movimenti e di individuare diversi soggetti ritenuti coinvolti nella presunta spedizione punitiva. L’inchiesta è tuttora al centro dell’attenzione dell’autorità giudiziaria.

