
RECALE/MARCIANISE. SAN PRISCO/SANTA MARIA CAPUA VETERE. Fascette ai polsi, un cappuccio sul volto e il trasferimento forzato nei pressi del cimitero di San Prisco. Sono alcuni dei dettagli più inquietanti contenuti nel decreto della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che ha portato alla perquisizione nei confronti di dodici persone ritenute coinvolte in una vicenda che avrebbe avuto come vittima l’imprenditore P.W.S.. Per nove è stato emesso un fermo.
Va precisato che ci troviamo ancora in una fase iniziale dell’inchiesta e che quanto riportato rappresenta esclusivamente la ricostruzione formulata dalla Procura. Le posizioni degli indagati saranno oggetto di ulteriori verifiche nel prosieguo del procedimento.
Secondo gli atti, in uno degli episodi emblatici sono convolti a vario titolo e con ruoli ancora da chiarire, Carmine Derrotti, Andrea Menditti, Fabrizio Menditti, Pasquale Campolattano, Cuono Domenico Buonavolontà, Antonio Rosato e Marco Albertini.
La Procura contesta loro, a vario titolo, i reati di sequestro di persona, estorsione aggravata, rapina aggravata e detenzione illegale di armi, con l’aggravante del metodo mafioso.
Stando alla ricostruzione investigativa, l’episodio si sarebbe verificato tra novembre e dicembre 2025 e aprile 2026. L’imprenditore vittima e con un debito pesante sulle spalle, sarebbe stato intercettato mentre si trovava a bordo della propria Fiat Punto bianca. A quel punto sarebbe stato bloccato e costretto a salire su un altro veicolo.
Uno degli aspetti che colpisce maggiormente è proprio la modalità dell’azione. L’imprenditore, secondo la Dda, sarebbe stato immobilizzato mediante fascette, mentre il volto sarebbe stato coperto con un cappuccio. In questo modo gli autori avrebbero impedito qualsiasi possibilità di reazione o di identificazione del percorso seguito.
La vittima sarebbe stata poi trasportata nei pressi del cimitero di San Prisco dove, secondo gli inquirenti, sarebbe stata minacciata con armi e colpita con schiaffi, pugni e calci. Gli indagati avrebbero chiesto il pagamento di una somma inizialmente quantificata in 600mila euro, sostenendo che il titolare della concessioanria dovesse saldare alcuni presunti debiti.
Nelle successive contestazioni emerge anche il presunto utilizzo di una pistola e di una mitraglietta. Inoltre, sempre secondo la Procura, durante l’azione sarebbero stati sottratti circa mille euro in contanti, un Rolex GMT Master del valore di circa 23mila euro, oltre ad altri oggetti preziosi.
Per gli investigatori, le modalità dell’episodio – in particolare l’uso delle fascette, del cappuccio e delle armi – rappresenterebbero elementi significativi per sostenere l’aggravante mafiosa contestata agli indagati. Saranno ora gli sviluppi dell’inchiesta e il confronto tra accusa e difesa a chiarire ogni aspetto della vicenda.
Dodici nel mirino della Dda
La Dda ha emesso nove provvedimenti di fermo, dodici persone coinvolte in totale.
Tra i destinatari del fermo figurano Francesco Argenziano, 49 anni, di Casapulla; Domenico Cuono Buonavolontà, 32 anni, e Pasquale Campobattano, 44 anni, entrambi di Maddaloni; Carmine Derrotti, 34 anni, domiciliato a Caivano; Andrea Menditti, 51 anni, Fabrizio Menditti, 47 anni, recalesi Antonio Rosato, 50 anni, Lorenzo Smeriglio, 38 anni, e Marco Varletta, 45 anni, questi ultimi due residenti a Marcianise.
Nell’ambito della stessa indagine risultano inoltre coinvolti, ma a piede libero, Marco Albertini, 47 anni, residente a Napoli, Pasquale Apiella, 58 anni, e Pasquale Corvino, 40 anni, entrambi di Casal di Principe.
Per tutti e dodici gli indagati è stato eseguito anche un decreto di perquisizione finalizzato alla ricerca di ulteriori elementi utili alle indagini. Le posizioni dei singoli saranno ora vagliate dall’autorità giudiziaria competente nelle prossime fasi del procedimento.
Le accuse, contestate a vario titolo e tutte ancora da verificare nel contraddittorio processuale, comprendono tentata estorsione, sequestro di persona, lesioni, rapina e reati in materia di armi, aggravati dal metodo mafioso. Gli indagati devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

