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Entrano in casa e colpiscono ex pentito alla testa con una pistola: le accuse per i 4 arrestati

Maddaloni. Emergono nuovi dettagli dall’ordinanza cautelare eseguita dai Carabinieri della Compagnia di Maddaloni, guidati dal capitano Federico Arrigo, che nelle scorse ore hanno arrestato quattro persone ritenute coinvolte nelle intimidazioni ai danni dell’ex collaboratore di giustizia Gennaro Silvestri. Secondo la ricostruzione contenuta negli atti della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, il momento più violento della vicenda si sarebbe consumato il 2 maggio scorso, quando tre degli indagati avrebbero raggiunto l’abitazione dell’uomo, minacciandolo di morte e colpendolo alla fronte con il calcio di una pistola per costringerlo a lasciare Maddaloni.

CHI SONO GLI ARRESTATI

NomeEtàSoprannome
Salvatore Farina29
Francesco Pio Iorio23“Mazzetta”
Vincenzo Folgieri63“O’ Muccus”
Michele Giannetti23“Francesco O’ Russ”

Secondo l’impianto accusatorio, i quattro avrebbero agito in maniera coordinata per costringere Silvestri e la sua famiglia ad abbandonare Maddaloni, facendo leva sulla sua passata collaborazione con la giustizia.

LA DENUNCIA CHE HA FATTO SCATTARE L’INCHIESTA

L’indagine nasce dalla denuncia presentata da Gennaro Silvestri il 5 maggio 2026. L’uomo, già noto agli investigatori per il precedente percorso collaborativo con la DDA di Napoli, ha raccontato di essere stato vittima di una serie di minacce culminate in una violenta aggressione.

Il giorno successivo alla denuncia, il 6 maggio, Silvestri è stato nuovamente ascoltato dai Carabinieri presso una stazione dell’Arma della località in cui si era rifugiato dopo avere lasciato Maddaloni. In quella sede ha fornito un racconto dettagliato degli episodi che avrebbero costretto lui e la sua famiglia a lasciare la città.

LE MINACCE ALLA COMPAGNA

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il primo episodio si sarebbe verificato il 1° maggio 2026.

La  compagna convivente di Silvestri, stava rientrando a casa insieme al figlio minore quando sarebbe stata avvicinata da due persone a bordo di uno scooter in via Sant’Eustachio.

Il passeggero, che la donna ha successivamente identificato in Vincenzo Folgieri detto “Vicienz O’ Muccus”, le avrebbe rivolto minacce particolarmente pesanti, intimandole di lasciare Maddaloni perché compagna di un collaboratore di giustizia.

Secondo gli atti, le parole pronunciate sarebbero state esplicite e dirette anche al bambino:

“Te ne devi andare da Maddaloni anche tu e tuo figlio, altrimenti ce la prendiamo anche con te e con tuo figlio”.

La donna ha dichiarato di essere entrata immediatamente in uno stato di forte paura e di avere contattato il compagno subito dopo l’accaduto.

IL RAID DEL 2 MAGGIO

La mattina successiva, il 2 maggio, la situazione sarebbe degenerata.

Secondo il racconto di Silvestri, tre uomini si sarebbero presentati davanti alla sua abitazione con atteggiamento aggressivo. Dopo aver aperto la porta, sarebbe stato afferrato, trascinato all’esterno e minacciato.

Gli investigatori ritengono che quei tre uomini fossero Salvatore Farina, Francesco Pio Iorio e Michele Giannetti.

Durante l’aggressione, secondo la ricostruzione accolta dal GIP:

  • Iorio avrebbe afferrato e strattonato la vittima;
  • Farina avrebbe partecipato all’azione intimidatoria;
  • Giannetti avrebbe impugnato una pistola.

Le minacce sarebbero state chiarissime:

“Ora te ne devi andare, pentito di merda, prima che ti spariamo”.

IL COLPO CON CALCIO PISTOLA ALLA FRONTE

L’episodio più grave sarebbe stato attribuito a Michele Giannetti.

Secondo la denuncia e i successivi accertamenti, Giannetti avrebbe colpito Silvestri alla fronte con il calcio della pistola che impugnava.

L’aggressione avrebbe provocato una lacerazione di circa un centimetro, documentata dagli investigatori. Pur ferito, Silvestri non si sarebbe recato in ospedale perché impegnato a organizzare la fuga della propria famiglia.

Il GIP ritiene inoltre altamente probabile che l’arma fosse autentica e non un semplice simulacro, considerato il contesto criminale, il profilo degli indagati e le esplicite minacce di morte formulate durante il raid.

LA FUGA DA MADDALONI

Subito dopo l’aggressione, Silvestri avrebbe raggiunto la compagna e il figlio presso l’abitazione della suocera.

Da quel momento la famiglia avrebbe deciso di lasciare immediatamente Maddaloni.

Le immagini delle telecamere di videosorveglianza hanno documentato il loro passaggio presso l’ufficio postale di Corso I Ottobre, dove avrebbero prelevato del denaro necessario per la fuga.

IL RUOLO DI FOLGIERI

Le telecamere hanno immortalato anche Vincenzo Folgieri.

Secondo gli investigatori, l’uomo avrebbe seguito i movimenti della famiglia prima all’ufficio postale e poi lungo il tragitto verso Piazza Generale Ferraro.

In una delle fasi documentate dalle immagini, avrebbe rivolto a Silvestri una nuova frase minacciosa:

“Ci vuole ancora tempo per andare via da qui”.

Per la Procura si sarebbe trattato di una vera e propria attività di controllo finalizzata a verificare che Silvestri e i suoi familiari stessero effettivamente lasciando la città.

I RISCONTRI RACCOLTI DAGLI INVESTIGATORI

Le accuse non si fondano soltanto sulle dichiarazioni della persona offesa.

Gli inquirenti hanno raccolto:

  • i riconoscimenti fotografici effettuati da Silvestri e dalla compagna;
  • le dichiarazioni convergenti della compagna
  • le testimonianze dei parenti della donna;
  • le immagini delle telecamere di sorveglianza;
  • i riscontri sugli spostamenti della famiglia tra Maddaloni e la stazione ferroviaria di Caserta.

I LEGAMI TRA GLI INDAGATI

L’analisi dei controlli di polizia effettuati negli anni ha evidenziato numerosi contatti tra gli indagati.

Particolarmente significativa, secondo gli investigatori, sarebbe la frequente presenza di Michele Giannetti insieme a Vincenzo Folgieri e Francesco Pio Iorio in diversi controlli eseguiti tra il 2024 e il 2026.

COSA HA DECISO IL GIP

Il giudice ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza per:

  • violenza privata aggravata;
  • lesioni personali;
  • porto di arma in luogo pubblico;
  • evasione nei confronti di Michele Giannetti, che all’epoca dei fatti si trovava agli arresti domiciliari.

È stata invece esclusa, allo stato delle indagini, l’ipotesi di estorsione sostenuta dalla Procura.

Secondo il GIP non è stato dimostrato che gli indagati intendessero impossessarsi dell’abitazione di Silvestri; ciò che emerge con certezza, invece, è la volontà di costringerlo ad abbandonare Maddaloni.

IL METODO MAFIOSO

Per il GIP le modalità dell’azione evocano chiaramente la forza intimidatrice tipica della criminalità organizzata.

Le minacce rivolte a un ex collaboratore di giustizia, l’uso della violenza, il riferimento alla sua condizione di “pentito” e la capacità di costringere un’intera famiglia a fuggire dal territorio hanno portato il giudice a riconoscere l’aggravante del metodo mafioso.

CONDOTTE CONTESTATE

Secondo l’accusa, i quattro avrebbero agito con un unico obiettivo: costringere Gennaro Silvestri e la sua famiglia a lasciare Maddaloni per la sua passata collaborazione con la giustizia. Le contestazioni dovranno ora essere vagliate nel prosieguo del procedimento, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza degli indagati

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