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Droga e telefoni in carcere, 10 rischiano processo

 

 

Santa Maria Capua Vetere. Un presunto sistema illecito finalizzato a far entrare sostanze stupefacenti, denaro e telefoni cellulari all’interno del carcere “Francesco Uccella” di Santa Maria Capua Vetere approderà presto davanti al giudice dell’udienza preliminare. Il gup Angela Mennella ha infatti fissato per il prossimo 17 dicembre l’udienza che dovrà stabilire se gli indagati saranno rinviati a giudizio.

 

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, coinvolge dieci persone tra detenuti, familiari e appartenenti alla polizia penitenziaria. Al centro delle contestazioni c’è Vincenzo Buondini, 54 anni, assistente capo della polizia penitenziaria originario di Trentola Ducenta, accusato di aver favorito l’ingresso di droga e altri oggetti vietati all’interno dell’istituto penitenziario.

 

Secondo la ricostruzione investigativa, l’agente avrebbe instaurato rapporti con alcuni detenuti e con persone esterne al carcere, ricevendo denaro in cambio dell’introduzione di hashish e cocaina destinati a specifici reclusi. Tra questi figurerebbero Nicola Di Caterino e Giuseppe Laudadio, oltre ad altri detenuti presenti nella struttura sammaritana.

 

Le accuse riguardano anche l’introduzione di telefoni cellulari e contanti. Gli apparecchi sarebbero stati utilizzati dai detenuti per mantenere contatti con l’esterno senza alcuna autorizzazione e aggirando i controlli previsti dall’ordinamento penitenziario.

 

Nel fascicolo compare anche il nome di Giovannina Falato, appartenente alla polizia penitenziaria, che secondo gli inquirenti avrebbe avuto un ruolo nelle presunte condotte contestate.

 

Oltre ai due agenti risultano coinvolti Carmela Lepre, Luigi Musto, Gaetana Bello, Giancarlo Esposito, Giuseppe Moscato Marmo e altri soggetti indicati nell’inchiesta. La difesa degli indagati è affidata a un collegio di avvocati che comprende, tra gli altri, Pasquale Daniele Delle Femmine, Mario Griffo, Giuseppe Stellato, Rocco Spina, Mirella Baldascino, Giovanni Pizzo, Pasquale Davide De Marco e Antonio Miraglia.

 

L’udienza preliminare rappresenterà il primo banco di prova per verificare la solidità delle accuse formulate dalla Procura e decidere sull’eventuale apertura del processo.

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