
Marcianise. «Ma che campagna elettorale è questa? Un candidato esperto, che ha ricoperto per sei anni il ruolo di sindaco, può davvero pensare di ridurre tutto a una continua denuncia dei disservizi in questi quindici giorni, con l’obiettivo di portare i cittadini dalla propria parte?».
È l’affondo della candidata sindaco Maria Luigia Iodice nei confronti del suo avversario Antonello Velardi, accusato di condurre una campagna elettorale «fatta di demagogia e populismo» invece che di proposte concrete per la città.
«Credo che ancora oggi il mio competitor non abbia ben chiaro quale sia il ruolo di chi amministra — afferma Iodice — e quale sia la responsabilità di un sindaco davanti ai problemi e alle emergenze».
Nel mirino della candidata anche la narrazione del «sindaco antisistema»: «Come si può continuare a credere a chi si presenta contro tutto e tutti, perfino contro i commissari inviati dal prefetto, quando poi è sostenuto dai deputati del centrodestra che rappresentano pienamente quel sistema che dice di contestare?».
Secondo Iodice, la strategia comunicativa dell’avversario «punta alla pancia dei marcianisani», ma «non aiuta ad amministrare dopo». La candidata rivendica invece una campagna basata su «argomenti, proposte e possibili soluzioni», contrapponendola a quello che definisce «un atteggiamento sterile e improduttivo».
“Un giorno si improvvisa comandante della municipale, un altro segretario generale…”
«Un giorno si improvvisa comandante della polizia municipale chiedendo multe, un altro segretario generale per rinviare i concorsi, un altro ancora capo dell’ufficio tecnico per chiedere di accendere luci che dipendono dal Comune e non dall’ACER», sostiene Iodice, accusando Velardi di essere «sempre e solo alla ricerca di un nemico contro cui puntare il dito».
«Marcianise — conclude — non ha bisogno di segnalatori seriali in cerca di visibilità elettorale, ma di amministratori seri. Un sindaco deve guidare la comunità in modo equilibrato, non fare il giornalista sui social rappresentandosi come un supereroe».

