
L’aggiornamento
Nuovi dettagli emergono sull’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ispettore della Polizia di Stato Andrea Garofalo, 56 anni, e del commercialista Domenico D’Agostino. Garofalo, in servizio alla divisione anticrimine della Questura di Caserta e componente del Gruppo interforze antimafia della Prefettura, è al centro di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord con sede ad Aversa.
Le accuse prendono forma dalle denunce presentate da due imprenditori. Il primo, operante nel settore del calcestruzzo, avrebbe raccontato di essere stato più volte convocato nello studio del commercialista D’Agostino. In quelle occasioni gli sarebbe stato chiesto di consegnare il telefono cellulare e gli sarebbero state mostrate presunte informazioni giudiziarie a suo carico, con l’obiettivo di esercitare pressione. La richiesta economica avanzata sarebbe stata di 10mila euro: parte attraverso fatture ritenute fittizie, per 4.160 euro, e il resto in contanti.
Una dinamica simile sarebbe stata ricostruita anche per un secondo imprenditore, al quale sarebbero stati chiesti fino a 15mila euro per favorire l’iscrizione nella White List. Decisivi, per gli investigatori, i riscontri documentali e le intercettazioni raccolte nel corso delle indagini.
Il primo lancio
AVERSA. Un nuovo filone investigativo scuote il territorio casertano e accende i riflettori su un presunto sistema illecito legato all’iscrizione delle imprese nella cosiddetta “white list” della Prefettura. Nella giornata odierna, la Squadra Mobile di Caserta ha eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di un ispettore della Polizia di Stato, in servizio presso la Questura di Caserta e componente del G.I.A. (Gruppo Interforze Antimafia), e di un commercialista.
I provvedimenti, emessi dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli Nord, contestano ai due indagati i reati di concussione e rivelazione di segreto d’ufficio. Al centro dell’inchiesta, coordinata proprio dalla Procura napoletana, vi sarebbe un meccanismo illecito finalizzato a ottenere denaro da imprenditori in cambio di agevolazioni nell’iscrizione o nel mantenimento nella white list, elenco ritenuto fondamentale per operare in settori sensibili agli appalti pubblici.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’ispettore, con la presunta complicità del professionista, avrebbe richiesto somme di denaro a diversi imprenditori, prospettando la possibilità di facilitare l’iter amministrativo legato alla permanenza nell’elenco prefettizio. Un sistema che, se confermato, avrebbe sfruttato un ruolo istituzionale delicato per fini personali.
Contestualmente agli arresti, sono in corso numerose attività di perquisizione e sequestro negli uffici e nelle abitazioni degli indagati, con l’obiettivo di acquisire ulteriori elementi utili alle indagini.
La Procura precisa che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, pertanto, gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva. I provvedimenti sono stati adottati senza il contraddittorio delle parti, che potrà svolgersi nelle successive fasi davanti al giudice.
È stata inoltre convocata una conferenza stampa alle ore 12 presso la Procura di Napoli Nord, ad Aversa, per fornire ulteriori dettagli sull’operazione.

