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Titolo preso in Romania non riconosciuto: il verdetto per la docente

CASERTA. Nuovo passaggio giudiziario sul tema del riconoscimento dei titoli esteri per insegnanti di sostegno. Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha dato ragione a una docente originaria della provincia di Caserta, accogliendo il ricorso presentato per ottenere l’esecuzione di una precedente decisione favorevole.

La questione riguarda un titolo di specializzazione per il sostegno conseguito in Romania e non riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Già nel giugno 2024 il Tar, attraverso la sezione Quarta Bis, aveva annullato il diniego ministeriale, imponendo una nuova valutazione della richiesta della docente.

Nonostante quella sentenza, l’amministrazione non aveva però provveduto a riesaminare il caso. Da qui la scelta della docente di tornare davanti ai giudici, chiedendo l’ottemperanza, ovvero l’obbligo per il Ministero di dare esecuzione a quanto già stabilito, con la possibile nomina di un commissario ad acta in caso di ulteriore inerzia.

Con la decisione pubblicata dopo l’udienza del febbraio 2026, i giudici amministrativi hanno riconosciuto l’inadempienza del Ministero, ordinando di procedere entro 90 giorni a una verifica comparativa del titolo estero. In particolare, l’amministrazione dovrà mettere a confronto il percorso formativo e l’esperienza professionale della docente con i requisiti previsti dalla normativa italiana per l’insegnamento di sostegno.

Il pronunciamento assume un peso rilevante anche oltre il singolo caso. Potrebbe infatti rappresentare un riferimento per altri docenti che si trovano nella stessa situazione, ovvero con titoli acquisiti all’estero e non riconosciuti in Italia. La linea seguita dal Tar si inserisce nel solco delle normative europee sulla libera circolazione dei professionisti e sul riconoscimento delle qualifiche.

Per evitare ulteriori ritardi, il tribunale ha già individuato un commissario ad acta, che potrà intervenire in sostituzione del Ministero qualora non venga rispettato il termine stabilito. Si tratta del dirigente generale competente per le politiche studentesche e l’inclusione. Il suo intervento non comporterà costi aggiuntivi.

Infine, il Ministero è stato condannato anche al pagamento delle spese legali, quantificate in 1.500 euro.

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