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Burnout e stress a Caserta: l’analisi della psicologa del lavoro Chiara Rotunno

Aversa. Con l’arrivo della primavera e l’avvicinarsi della chiusura dei cicli produttivi e scolastici, il peso dello stress professionale inizia a farsi sentire con prepotenza in tutto l’Agro Aversano. Non si tratta solo di stanchezza passeggerà: i dati Eurostat sulla salute nei luoghi di lavoro indicano che la Campania è tra le regioni con la più alta incidenza di stress correlato al lavoro, con oltre il 24% dei professionisti che manifesta segnali di esaurimento emotivo. In questo periodo dell’anno, la pressione per il raggiungimento degli obiettivi e la gestione dei carichi burocratici portano molte categorie professionali residenti a Caserta e provincia sull’orlo del burnout.

Come affermato da una delle esperte dell’ambito, la psicologa del lavoro ad Aversa Chiara Rotunno, il benessere organizzativo non è un lusso, ma una necessità per la tenuta dell’intero sistema economico e sociale del territorio. «In questa fase dell’anno assistiamo a un picco di richieste di supporto legate al logorio professionale. Il burnout non è una semplice condizione di affaticamento, ma un vero e proprio stato di alienazione e cinismo che colpisce chi, per troppo tempo, ha investito energie senza trovare un equilibrio tra doveri e recupero emotivo», spiega la professionista. Si tratta di un ambito d’intervento delicato, dove la diventano strumenti essenziali per invertire la rotta ed evitare il collasso delle risorse umane.

Il caso dei docenti: una categoria sotto pressione nell’Agro Aversano

Tra i lavoratori più esposti nel Casertano spicca la categoria dei docenti. Aversa, con la sua altissima densità di istituti scolastici di ogni ordine e grado — dai licei storici alle scuole primarie d’eccellenza — rappresenta un osservatorio privilegiato per comprendere questo fenomeno. Con l’approssimarsi della fine dell’anno scolastico, tra scrutini, esami di Stato e la gestione di classi sempre più complesse, molti insegnanti sperimentano quello che la letteratura definisce “esaurimento da professione d’aiuto”.

Secondo l’analisi condotta dalla psicologa del lavoro aversana, il carico non è solo quantitativo, legato alle ore di lezione o alla correzione dei compiti, ma soprattutto qualitativo. «I docenti del nostro territorio si trovano a gestire una mole enorme di responsabilità educativa che spesso valica i confini della didattica tradizionale. Il carico emotivo di dover rispondere alle esigenze di famiglie, alunni e istituzioni, senza strumenti di supporto adeguati, porta a un prosciugamento delle risorse interne. Molti insegnanti arrivano ai mesi di aprile e maggio con la sensazione di non avere più nulla da dare, un segnale tipico del burnout che non va assolutamente sottovalutato, poiché incide direttamente sulla qualità dell’insegnamento e sulla salute dell’intera comunità scolastica», sottolinea la psicologa aversana.

Identità professionale e resilienza nella provincia di Caserta

Il problema non riguarda esclusivamente il mondo della scuola. Professionisti, manager delle aree industriali e impiegati della provincia di Caserta condividono spesso la stessa difficoltà: la sovrapposizione totale tra la propria identità e il ruolo lavorativo. In una realtà territoriale dove il lavoro è spesso vissuto come missione o come unico parametro di valore sociale, il fallimento professionale o anche solo un naturale calo della performance viene percepito come un fallimento personale assoluto.

«L’ansia da prestazione che riscontro frequentemente nasce spesso da questa fusione pericolosa tra l’Io e la professione. Se il lavoro occupa ogni spazio mentale, non resta più posto per la cura di sé, per il riposo e per gli affetti. Questo squilibrio è il terreno fertile su cui attecchiscono i disturbi d’ansia e i conflitti relazionali che poi si riversano inevitabilmente nella vita domestica», osserva la , che nel suo studio riceve quotidianamente persone desiderose di ritrovare un baricentro emotivo sano per proteggere la propria vita privata e la propria salute.

Le competenze trasversali contro lo stress cronico

La soluzione per le realtà produttive e per i lavoratori casertani non risiede nel “lavorare di meno”, ma nel dotarsi di strumenti psicologici moderni e funzionali. I dati sulla gestione delle risorse umane confermano che l’80% del successo e della stabilità di un lavoratore dipende dalle competenze emotive e trasversali (soft skills). La capacità di gestire il tempo, di delegare in modo efficace, di comunicare i propri limiti senza sensi di colpa e di praticare il distacco mentale sono doti che possono essere allenate con percorsi mirati.

Secondo la visione dell’esperta, il supporto psicologico in ambito professionale serve a trasformare la reattività in consapevolezza. «Spesso chi è in burnout pensa che la soluzione sia scappare dal lavoro o cambiare radicalmente vita. In realtà, la chiave è cambiare il modo in cui ci si relaziona al proprio ruolo e alle responsabilità quotidiane. Imparare a riconoscere i segnali del corpo, gestire la rabbia e stabilire confini sani sono passi fondamentali per proteggere la propria salute mentale senza dover necessariamente rinunciare alle proprie ambizioni professionali».

Un nuovo approccio al lavoro per il territorio casertano

Il benessere dei singoli è la base imprescindibile per la prosperità di una comunità. Caserta e la sua provincia, con la loro storia di laboriosità e resilienza, devono oggi fare un passo avanti nella cultura del lavoro, integrando la tutela psicologica come elemento essenziale della produttività e dello sviluppo territoriale.

Riconoscere il burnout, specialmente in categorie fondamentali per la crescita dei giovani come quella dei docenti, significa dare valore al futuro di Aversa e dintorni. «Non possiamo pretendere che chi educa i nostri figli o chi guida le nostre imprese lo faccia partendo da una condizione di sofferenza estrema o di esaurimento delle energie vitali. La psicologia del lavoro offre strategie concrete per invertire la rotta e costruire ambienti in cui la persona torni finalmente al centro del processo produttivo», conclude la dottoressa.

La sfida per il 2026 è ormai tracciata: smettere di considerare lo stress come un “male necessario” del successo e iniziare a vederlo come un rischio da gestire con competenza e coraggio. Solo attraverso questa nuova consapevolezza l’Agro Aversano potrà continuare a crescere, garantendo ai suoi cittadini una vita lavorativa soddisfacente, equilibrata e, soprattutto, sostenibile nel lungo periodo. In questo percorso, la figura dello psicologo del lavoro diventa un alleato strategico non solo per il singolo, ma per l’intera stabilità del tessuto sociale casertano.

 

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