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Lotta tra clan per le onoranze funebri, Zagaria si tira fuori

 

Casapesenna/Casal di Principe. Il controllo del settore delle onoranze funebri nell’Agro aversano torna al centro delle indagini, facendo emergere nuove tensioni interne al clan dei Casalesi. A delineare lo scenario sono le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Vincenzo D’Angelo, legato alla famiglia Bidognetti, che descrive un sistema ormai frammentato rispetto al passato.

Secondo quanto riferito, negli anni il comparto dei servizi funebri era stato organizzato come un vero e proprio cartello, nato già negli anni Ottanta su impulso di Francesco Bidognetti. Le imprese operanti sul territorio erano vincolate a rispettare tariffe stabilite, garantendo al clan una quota consistente degli incassi, pari a circa la metà dei guadagni per ogni funerale. Un meccanismo che assicurava risorse economiche sia per i detenuti sia per il mantenimento dell’organizzazione.

Col tempo, però, quell’equilibrio si sarebbe incrinato. Le società coinvolte, pur derivando da un unico consorzio, hanno iniziato ad operare autonomamente, pur mantenendo legami con il sistema originario. Una trasformazione che ha alimentato rivalità e competizione tra gruppi e imprenditori.

La vicenda ricostruita riguarda in particolare il timore di un imprenditore del settore di perdere il proprio predominio a Casapesenna, a causa dell’apertura di una nuova agenzia concorrente. Da qui la richiesta di sostegno indirizzata all’area Zagaria, attraverso intermediari legati al territorio.

Tuttavia, la risposta non è stata quella sperata. Il gruppo riconducibile a Carmine Zagaria avrebbe infatti rifiutato di intervenire, mostrando anche irritazione per il coinvolgimento di altri soggetti. Un segnale chiaro di come le dinamiche interne non siano più compatte come un tempo.

A quel punto, la questione sarebbe passata all’attenzione della fazione Bidognetti, con l’interessamento diretto dello stesso D’Angelo. Un tentativo di mediazione che però non si è concretizzato, anche a causa delle vicende giudiziarie che hanno coinvolto il collaboratore nell’ambito di un’inchiesta sulla riorganizzazione del clan.

Il quadro che emerge è quello di un’organizzazione non più unitaria, in cui ogni gruppo agisce seguendo interessi propri, segnando una fase di evidente trasformazione degli equilibri criminali sul territorio.

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