
CASERTA. Nuovo colpo di scena nel procedimento giudiziario che vede coinvolti alcuni agenti della Polizia Penitenziaria accusati di violenze ai danni di un detenuto. La Corte di Cassazione ha infatti annullato la sentenza di condanna emessa in Appello, disponendo un nuovo giudizio davanti a un’altra sezione della Corte d’Appello di Firenze.
I fatti risalgono all’11 ottobre 2018, quando un detenuto, ristretto all’epoca in isolamento presso la casa di reclusione di San Gimignano, venne trasferito da una cella a un’altra. Secondo l’impostazione accusatoria, già accolta sia in primo grado dal Tribunale di Siena che successivamente confermata in Appello, un gruppo di agenti si sarebbe radunato volontariamente nel reparto, indossando guanti in lattice prima di dirigersi verso la cella del detenuto.
Nel corso dell’azione, sempre secondo quanto contestato dalla Procura, l’uomo sarebbe stato colpito con calci e pugni, minacciato verbalmente e trascinato senza pantaloni fino alla nuova sistemazione. Qui sarebbe stato lasciato privo di materasso e coperte.
In Appello, con sentenza del 3 aprile 2025, i giudici avevano confermato le responsabilità già accertate in primo grado, apportando solo lievi riduzioni alle pene. Tra i condannati figuravano anche diversi agenti originari del Casertano, con condanne comprese tra poco più di due anni e oltre due anni e mezzo di reclusione.
Il collegio difensivo, composto da più legali appartenenti ai fori di Siena, Firenze e Napoli Nord, ha però presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha ritenuto fondati i motivi avanzati dalla difesa, annullando integralmente la sentenza impugnata.
Ora il processo dovrà essere riesaminato: gli atti sono stati trasmessi a una nuova sezione della Corte d’Appello di Firenze, che sarà chiamata a rivalutare l’intera vicenda e a pronunciarsi nuovamente sulle responsabilità degli imputati.

