
CASTEL VOLTURNO. Sviluppi importanti nel processo che vede imputate undici persone transgender di origine brasiliana, accusate a vario titolo di associazione a delinquere, tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù e sfruttamento della prostituzione.
Nel corso dell’ultima udienza, la Corte d’Assise del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta da Marcella Suma con giudice a latere Luciana Crisci, ha rigettato la richiesta di procedere con una semplice trascrizione in lingua portoghese dei file audio acquisiti dagli investigatori. I giudici hanno ritenuto infatti che il lavoro finora svolto risultasse eccessivamente sintetico, disponendo invece una perizia tecnica più approfondita.
I file, estratti dai telefoni cellulari di due imputate, saranno quindi oggetto di una trascrizione dettagliata da parte di un perito nominato dal collegio. Il conferimento dell’incarico è atteso per la fine del mese di aprile, quando il processo tornerà in aula.
L’indagine, condotta dalla Squadra Mobile di Caserta sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha fatto emergere l’esistenza di un’organizzazione criminale strutturata e con ramificazioni internazionali. Il gruppo avrebbe gestito in modo capillare il mercato della prostituzione transgender sul litorale domizio.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il sodalizio aveva un referente in Brasile, nella città di San Paolo, incaricato di reclutare persone transgender da inviare in Italia. Le vittime venivano attirate con la promessa di una vita migliore, con viaggio e documentazione inizialmente anticipati dall’organizzazione.
Una volta giunte in Italia, atterravano all’aeroporto di Milano Linate e venivano subito prese in carico da altri membri del gruppo, che fornivano loro documenti di ospitalità fittizi per regolarizzare temporaneamente la permanenza. Successivamente venivano trasferite tra Napoli e Castel Volturno, dove erano costrette a prostituirsi.
Le indagini hanno inoltre evidenziato un sistema di controllo basato su violenze fisiche e intimidazioni, tra cui anche pratiche riconducibili a riti di magia nera, utilizzati per soggiogare le vittime e impedirne la fuga.
Il processo prosegue con l’obiettivo di chiarire nel dettaglio i ruoli e le responsabilità dei singoli imputati.

