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Schiaffo tra rampolli rischia di aprire faida tra clan

CASAL DI PRINCIPE. Un episodio apparentemente banale, uno schiaffo durante una lite tra giovani appartenenti a famiglie legate ai clan, ha rischiato di riaccendere tensioni pesantissime tra due delle fazioni storiche del cartello dei Casalesi. Una scintilla che, secondo quanto emerge dagli atti giudiziari, avrebbe potuto degenerare in una nuova stagione di violenza tra i gruppi riconducibili agli Schiavone e agli Zagaria.

I dettagli arrivano dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco Zagaria, inserite in una recente indagine che ha colpito l’area di Casapesenna e che ha portato in carcere, tra gli altri, Antonio e Carmine Zagaria, fratelli del boss Michele, oltre al nipote Filippo Capaldo.

Secondo il racconto del pentito, tutto nasce da un acceso confronto tra un giovane della famiglia Bianco di Casal di Principe – legata al ceppo degli Schiavone – e Francesco Capaldo, fratello di Filippo e parente diretto del capoclan Michele Zagaria. Nel corso della discussione, Capaldo sarebbe stato colpito con uno schiaffo, gesto considerato un grave affronto negli ambienti criminali.

L’episodio avrebbe scatenato la reazione immediata di Filippo Capaldo, deciso a ristabilire l’onore familiare attraverso una risposta armata. A tal proposito, si sarebbe rivolto a Francesco Zagaria chiedendo un intervento violento. “Filippo Capaldo mi disse che suo fratello era stato schiaffeggiato e il fatto non gli andava giù” ha messo a verbale il collaboratore – “Mi chiese di vendicare questo affronto dicendomi che bisognava sparargli”.

La richiesta era chiara: colpire il giovane coinvolto nella lite. Un’azione che, se portata a termine, avrebbe inevitabilmente provocato una reazione a catena tra le due fazioni. Tuttavia, lo stesso Francesco Zagaria avrebbe scelto di non eseguire l’ordine, pur mostrando inizialmente una disponibilità solo formale per non creare attriti interni. “Gli dissi che si trattava di un ragazzo e che un gesto del genere avrebbe scatenato una guerra dati i rapporti tesi tra gli Schiavone e gli Zagaria”.

Dalle carte emerge come la decisione di fermarsi sia stata dettata da una valutazione lucida degli equilibri tra i clan, ma anche da una presa di posizione personale. Il collaboratore ha infatti sottolineato il proprio ruolo e la propria autonomia all’interno dell’organizzazione: “Non diedi corso alle direttive perché ritengo che Filippo Capaldo non potesse disporre di me in questa maniera, dati i miei trascorsi nel clan. Oltretutto non vedevo bene il fatto di dover sparare a un ragazzo”.

Nonostante le successive pressioni ricevute per portare a termine la vendetta, l’azione non è mai stata compiuta. Quello schiaffo, dunque, non ha avuto conseguenze immediate sul piano criminale, ma ha rappresentato un momento di forte tensione che avrebbe potuto cambiare gli equilibri del territorio.

La mancata risposta armata ha evitato uno scontro diretto tra due dei gruppi più influenti della provincia di Caserta, scongiurando una possibile escalation che avrebbe riportato sangue nelle strade tra Casal di Principe e Casapesenna.

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