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“Può comandare anche dal carcere”: carcere duro per il capoclan

CASAL DI PRINCIPE. Resta confermato il regime di carcere duro per Francesco Schiavone, noto come Sandokan, storico vertice del clan dei Casalesi. La settima sezione della Corte di Cassazione, presieduta da Raffaello Magi, ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa, ribadendo la legittimità della proroga del 41-bis.

Il provvedimento si inserisce nel solco della normativa prevista dall’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario, che consente di applicare e rinnovare misure restrittive particolarmente severe nei confronti di detenuti ritenuti ancora in grado di mantenere contatti con organizzazioni criminali. La proroga, disposta dal Ministro della Giustizia e già confermata dal Tribunale di Sorveglianza di Roma, è stata quindi ulteriormente avallata dalla Suprema Corte.

I giudici hanno chiarito che il giudizio di legittimità non consente una nuova valutazione dei fatti, ma si limita a verificare eventuali violazioni di legge o gravi carenze nella motivazione. In questo caso, tali presupposti non sono stati riscontrati.

Determinanti, nella decisione, diversi elementi: il ruolo di vertice ricoperto da Schiavone all’interno del clan dei Casalesi, la sua lunga esperienza criminale, la persistente operatività dell’organizzazione e l’assenza di segnali concreti di dissociazione. A ciò si aggiunge una condotta detentiva ritenuta non pienamente regolare.

La Corte ha inoltre richiamato un principio consolidato nella giurisprudenza: anche dalla detenzione, i capi mafiosi possono continuare a esercitare influenza e impartire direttive attraverso familiari o intermediari. Proprio questo rischio, secondo i giudici, rende necessario il mantenimento del regime speciale, al fine di interrompere ogni possibile collegamento con l’esterno.

Alla luce di queste considerazioni, il ricorso è stato respinto e Schiavone è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di 3mila euro a favore della Cassa delle ammende.

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