
Casapesenna. Un sistema che si regge su silenzio, relazioni e controllo capillare del territorio. È questo il quadro che emerge dalle carte giudiziarie che ricostruiscono il ruolo di Carlo Bianco all’interno della fazione legata al clan dei Zagaria, storico gruppo criminale dell’area casertana.
Secondo quanto riportato dal GIP, Bianco rappresenta un punto di riferimento operativo per gli interessi del sodalizio, muovendosi con una strategia ben precisa: mantenere un profilo basso, evitare esposizioni dirette e gestire le attività economiche attraverso canali apparentemente leciti. Un metodo che richiama direttamente quello attribuito a Carmine Zagaria, indicato come figura apicale e regista delle dinamiche del clan.
Le indagini evidenziano come Bianco operi in diversi settori, tra cui quello del noleggio auto, con la società di Villa di Briano, riconducibile a Filippo Capaldo, nipote del boss Michele Zagaria. Un’attività che, secondo gli inquirenti, rappresenterebbe una copertura per la gestione di interessi più ampi e per il reinvestimento di capitali illeciti.
Dalle intercettazioni emergono anche i rapporti diretti con esponenti storici e nuovi affiliati. Tra questi, i nomi di Antonio De Rosa, Andrea Bortone e Ulderico Ciccarelli, coinvolti in dinamiche di ricompattamento del gruppo e nella gestione delle tensioni interne. Non manca il riferimento a Schiavone, altro nome pesante del panorama criminale, citato in una conversazione che lascia intendere rivalità e posizionamenti tra clan.
Uno degli elementi più significativi riguarda il controllo del territorio. Bianco, secondo il GIP, avrebbe agito come un vero e proprio coordinatore, imponendo regole e intervenendo in caso di “sconfinamenti”. Emblematico il passaggio in cui lo stesso Bianco racconta di aver “messo ferro e fuoco” per ristabilire gli equilibri, imponendo un passo indietro a chi aveva agito autonomamente.
Le conversazioni intercettate restituiscono anche il clima di intimidazione che caratterizza l’operatività del gruppo. In un dialogo con Salviati Angelo Antonio, legato agli Zagaria, emerge la gestione di una piazza di spaccio a Trentola Ducenta, con interventi immediati per riaffermare il controllo e neutralizzare interferenze esterne.
Non solo droga e territorio, ma anche gestione dei rapporti e mediazione. Bianco viene descritto come figura capace di mantenere i contatti, trasmettere ordini e risolvere conflitti, evitando azioni eclatanti che possano attirare l’attenzione delle forze dell’ordine. Una strategia che punta tutto sulla discrezione e sull’efficacia.
Il quadro complessivo delineato dagli atti è quello di un’organizzazione ancora radicata, capace di adattarsi e di riorganizzarsi attraverso uomini fidati e attività economiche di copertura. Un sistema che, pur senza clamore, continua a esercitare la propria influenza su ampie porzioni del territorio casertano.

