
CASAL DI PRINCIPE Si registra un nuovo sviluppo nell’inchiesta sul presunto sistema di scommesse illegali attivo nell’area dell’agro aversano, ritenuto dalla Procura collegato agli interessi del clan dei Casalesi, gruppo Russo-Schiavone. Nel corso del procedimento, tuttavia, è venuta meno l’aggravante mafiosa.
Il giudice Gabriella Logozzo ha disposto la revoca della custodia cautelare in carcere per tre degli imputati, sostituendola con misure meno afflittive. Marco Alfiero e Vittorio Alfiero sono tornati in libertà con l’obbligo di firma, mentre per Bruno Salzillo è stato previsto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Le decisioni arrivano a seguito della sentenza pronunciata con rito abbreviato dalla stessa giudice. Marco Alfiero era stato condannato a un anno e nove mesi di reclusione, Vittorio Alfiero a un anno e sei mesi, mentre Bruno Salzillo aveva ricevuto una pena di due anni.
Nel quadro complessivo delle condanne, la posizione più grave resta quella di Raffaele “Lello” Letizia, ritenuto promotore dell’attività illecita, per il quale è stata stabilita una pena di quattro anni. Condanne anche per Marco Losapio, che dovrà scontare due anni e dieci mesi oltre al pagamento di una multa di 20mila euro, e per Pasquale Di Bona, condannato a tre anni. Assolti invece Giovanni Diana, Giovanni Argine e Raffaele Cantiello.
Nel corso dell’udienza, il giudice ha escluso per tutti gli imputati sia l’aggravante del metodo mafioso sia la recidiva, circostanze che hanno inciso in maniera significativa sulla riduzione delle pene rispetto alle richieste formulate dalla Procura.
Le condanne sono state confermate limitatamente al reato di organizzazione e gestione di un circuito di gioco d’azzardo illegale, mentre è caduta l’accusa relativa alla presunta intestazione fittizia di società utilizzate per l’attività.

