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Colpo agli Zagaria, interrogatori lampo per 8. L’esito

CASAPESENNA. Nuovo passaggio giudiziario nell’inchiesta sul clan dei Casalesi, fazione Zagaria. Davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli, Fabio Provvisier, il fratello del boss Michele Zagaria e altri sette indagati hanno scelto di non rispondere alle domande, avvalendosi della facoltà prevista dalla legge.

Si tratta di persone finite in manette nei giorni scorsi durante un’operazione condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Caserta insieme al Ros, su coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Oltre al familiare del capoclan, hanno mantenuto il silenzio anche Carlo Bianco, Andrea Bortone, Biagio Ianuario, Carmine Iavarone, Franco Lombardi, Alfonso Ottimo e Alfonso Angelo Salvati.

Per altri quattro indagati – Biagio Sagliocco, Carlo Pellegrino, Armando Iaiunese e Ivano Balestriere – gli interrogatori sono stati fissati nei prossimi giorni davanti allo stesso gip partenopeo. Numerosi i legali impegnati nella difesa degli indagati, nell’ambito di un procedimento che si preannuncia complesso.

L’indagine, avviata nel 2019, ha consentito agli inquirenti di ricostruire l’assetto e le attività della fazione Zagaria, evidenziando anche collegamenti oltre i confini nazionali, in particolare nel settore del riciclaggio di denaro. Secondo la procura antimafia, il gruppo sarebbe stato gestito dai fratelli del capoclan, con un ruolo di coordinamento delle attività illecite nella provincia di Caserta, mentre il nipote Filippo Capaldo, tornato libero nel 2019, si sarebbe trasferito all’estero per seguire gli interessi economici del clan.

Gli investigatori hanno inoltre individuato una figura chiave con funzioni di collegamento tra l’ala operativa e i vertici dell’organizzazione. Questa persona sarebbe stata coinvolta in estorsioni, usura, traffico di droga e nel controllo di settori economici strategici, tra cui compravendite di terreni, intestazioni fittizie e gestione delle slot machine.

Nel corso degli accertamenti sono emersi anche diversi esercizi commerciali utilizzati come punti di riferimento per pianificare e coordinare le attività criminali.

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