
Recale. A tenere banco è il caso della doppia convocazione dello stesso consiglio comunale e le conseguenti scintille tra il presidente del Consiglio Bruno Spartacus Mingione e il primo cittadino Raffaele Tiberius Porfidia.
Dopo la già fluente corrispondenza tra gli organi consiliari e la Prefettura, c’è una ulteriore nota inviata da 3 consiglieri comunali di minoranza, firmata dal capogruppo Angelo Racioppoli, Enzino Orballo e Angela Argenziano.
“La ricostruzione prospettata dal Sindaco e dal Segretario Comunale appare fondata sull’assunto secondo cui, continuità amministrativa, esigenze di urgenza e buon andamento possano giustificare l’intervento diretto del Sindaco nella convocazione del Consiglio Comunale, anche in presenza di un Presidente in carica.
Tale impostazione pone un evidente problema di principio: da una necessità non può derivare un potere. Il potere sostitutivo, per sua natura eccezionale, presuppone condizioni oggettive, rigorose e non superabili.
Nel caso di specie, tali condizioni non risultano sussistenti, atteso che il Presidente ha esercitato le proprie prerogative, avviando il procedimento di convocazione.
Le argomentazioni prospettate nella nota appaiono, pertanto, configurarsi come mere affermazioni di principio, anche e soprattutto alla luce delle interlocuzioni intercorse formalmente tramite PEC tra il Presidente del Consiglio Comunale, il Sindaco e il Segretario comunale, che dimostrano come non vi fosse alcuna situazione di stallo né di impossibilità di esercizio della funzione del Presidente del Consiglio Comunale”.
In pratica secondo Racioppoli e company non c’era nessun intoppo tale da giustificare un intervento diretto del sindaco.
L’articolo 16 dello Statuto
Poi sulla questione dell’articolo 16 dello Statuto, i consiglieri aggiungono:
“Per quanto riguarda la previsione statutaria secondo cui il Presidente opera “sentito il Sindaco”, si ritiene che tale locuzione non possa essere interpretata come forma di vincolo o subordinazione, né tantomeno quale presupposto per un intervento sostitutivo.
“Sentito”, infatti, non equivale affatto a “sostituito”.
Al contrario, proprio tale previsione conferma che la titolarità del potere di convocazione resta in capo al Presidente, che esercita tale funzione in autonomia, pur nel rispetto di un principio di collaborazione istituzionale.
Il Quorum e la legittimità
Sotto altro profilo, la circostanza che la seduta si sia svolta e che sia stato raggiunto il quorum non appare idonea a incidere sulla legittimità della convocazione, trattandosi di profili distinti.
Il quorum è sì elemento essenziale ai fini della validità delle deliberazioni adottate nel corso della seduta di Consiglio comunale, ma non è idoneo a sanare eventuali vizi di legittimità della convocazione stessa. Il quorum fa funzionare la seduta, non la rende legittima.
Richiesta di intervento
Si segnala, infine, che la sottoscrizione congiunta della nota da parte del Sindaco e del Segretario comunale e la convergenza su una medesima posizione in una vicenda attinente alla legittimità dell’azione amministrativa, appare circostanza non usuale, suscettibile di riflessioni in ordine – anche qui – al corretto assetto delle
funzioni.
Alla luce di quanto sopra, si rinnova con forza la richiesta di un Suo autorevole e urgente intervento chiarificatore al fine di garantire certezza giuridica e ripristinare un ordinato funzionamento dell’organo consiliare”.
E’ vero che in Prefettura c’è tanto da fare, però il caso Recale merita sicuramente un intervento della massima autorità e quindi l’auspicio è che via sia una risoluzione definitiva.

