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Viaggio nel feudo (abusivo) del clan al mare: ecco le vacanze illegali di 43 famiglie dei Belforte

MARCIANISE/LITORALE DOMIZIO. Un’indagine ampia e strutturata sta facendo emergere un sistema consolidato di illegalità lungo il litorale domizio, con epicentro tra Castel Volturno, Mondragone, Cellole e Sessa Aurunca. Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, non si tratterebbe di episodi isolati, ma di un controllo diffuso del territorio che, in alcune aree, avrebbe assunto i contorni di un vero e proprio feudo riconducibile al clan Belforte di Marcianise.

L’inchiesta, avviata nella primavera del 2024 e sviluppata con il contributo di più forze investigative, ha permesso di mettere a fuoco un intreccio di abusivismo edilizio, concessioni sospette e occupazioni irregolari del demanio marittimo. Le verifiche si sono concentrate lungo tutta la fascia costiera, dal tratto del Volturno fino a Baia Domizia, passando per località sensibili come Pinetamare e Bagnara. Uno dei punti cruciali proprio la Bagnara, dove l’abusivismo edilizio era diventato sistematico. In questa zona sono stati infatti sigillati 80 immobili, tra cui 43 villette realizzate dagli esponenti del clan Belforte di Marcianise.

I numeri danno la misura dell’operazione: decine di immobili sequestrati, molte strutture già abbattute e ampie superfici restituite alla disponibilità pubblica. Tra gli interventi più rilevanti figurano anche sequestri di stabilimenti balneari e attività commerciali risultate nella disponibilità di soggetti già condannati per reati di stampo mafioso o collegati a contesti criminali.

L’attività investigativa si è basata anche su un’analisi approfondita di centinaia di concessioni, che ha consentito di individuare irregolarità diffuse e intestazioni fittizie. In diversi casi, infatti, le strutture erano formalmente gestite da prestanome ma, secondo gli inquirenti, riconducibili a circuiti legati alla criminalità organizzata.

Particolarmente significativo è il riferimento a una vera e propria “enclave” del clan Belforte, individuata tra Castel Volturno e Mondragone, dove nel tempo si sarebbe consolidato un sistema capace di condizionare lo sviluppo economico e turistico dell’area.

Non è un fenomeno nuovo. Già negli anni scorsi, nella zona di Bagnara a Castel Volturno, erano state individuate e demolite numerose abitazioni abusive, alcune riconducibili a soggetti vicini al clan Belforte. Quelle operazioni rappresentano oggi un precedente importante, che trova continuità nell’attuale attività repressiva.

Oltre ai sequestri, l’indagine ha portato anche alla rimozione di decine di strutture abusive lungo il fiume Volturno, tra cui le cosiddette postazioni da pesca “Cala Cala”, estese per chilometri dalla foce. Interventi anche a Baia Domizia, dove sono stati individuati manufatti realizzati su suolo demaniale, e a Pinetamare, finita sotto la lente per criticità ambientali.

L’obiettivo resta quello di interrompere un sistema radicato e restituire alla collettività un tratto di costa di grande valore, troppo a lungo segnato da abusivismo e interessi criminali.

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