
Caserta. La Procura di Napoli ha avviato un’indagine ipotizzando il reato di commercio di alimenti pericolosi per la salute pubblica, in relazione al recente aumento dei casi di epatite A. Sotto la lente degli inquirenti, in particolare, è finita la vendita di frutti di mare potenzialmente contaminati, ritenuti tra le principali cause della diffusione del virus in Campania, Puglia e nel basso Lazio. Solo nel Casertano ci sono 55 casi.
Secondo i primi riscontri, emerge una connessione significativa tra il consumo di molluschi crudi e l’incremento dei contagi. Gran parte dei pazienti ricoverati presso l’ospedale Cotugno di Napoli — circa sessanta — avrebbe dichiarato di aver consumato frutti di mare tra i 20 e i 40 giorni prima dell’insorgenza dei sintomi.
Il fascicolo, al momento contro ignoti, riguarda la commercializzazione di prodotti non necessariamente adulterati, ma comunque dannosi per la salute. Le indagini sono affidate ai magistrati della VI sezione della Procura partenopea, con il supporto dei carabinieri del Nas, impegnati in controlli e verifiche sul territorio.
Tra le ipotesi investigative, si valuta la possibile immissione sul mercato di cozze provenienti dall’estero, non adeguatamente controllate, vendute come prodotto locale. Non si esclude, inoltre, il rischio di contaminazione legato a sversamenti fognari in mare, in particolare lungo il litorale a nord della Campania, avvenuti nei mesi precedenti.
Negli ultimi giorni i Nas hanno effettuato sequestri per circa 50 chilogrammi di prodotti ittici e avviato analisi presso l’Istituto zooprofilattico di Portici. I controlli si sono concentrati soprattutto nell’area flegrea e sul litorale domizio.
Intanto l’emergenza sanitaria continua a crescere. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità segnalano un aumento significativo dei casi: nei primi tre mesi del 2026 si registrano 262 contagi, contro i 43 dello stesso periodo del 2024. Solo a marzo sono stati segnalati 160 casi.
Assoutenti ha annunciato possibili azioni legali per tutelare cittadini e operatori economici danneggiati, in attesa che le indagini chiariscano l’origine del focolaio.

