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Epatite A, nel Casertano i casi salgono a 50. Ecco i focolai attivi

 

Caserta/Litorale Domizio. Resta alta la soglia di attenzione in provincia di Caserta dopo l’ultimo aggiornamento sui contagi da epatite A. I dati diffusi dall’Asl diretta da Antonio Limone evidenziano un incremento rapido dei casi: nel giro di pochi giorni si è passati da 33 a 50 infezioni, con un picco registrato soprattutto nel fine settimana. Una crescita che ha spinto le autorità sanitarie ad attivare controlli più stringenti e a rafforzare le attività di monitoraggio sul territorio.

In particolare, la sorveglianza si concentra sulla filiera alimentare, ritenuta uno dei possibili veicoli di diffusione del virus. Sotto osservazione soprattutto il comparto ittico e quello ortofrutticolo, con verifiche mirate per individuare eventuali criticità e prevenire ulteriori contagi. L’obiettivo resta quello di contenere il fenomeno senza creare allarmismi eccessivi.

Parallelamente, arrivano però indicazioni rassicuranti sul fronte ambientale. Le analisi svolte insieme all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, con il coinvolgimento del professor Gennaro Limone, non hanno rilevato anomalie negli specchi d’acqua di Castel Volturno e Mondragone. In queste zone, la qualità del mare è stata giudicata eccellente, un dato che consente di escludere, allo stato attuale, criticità legate all’ambiente marino. Le autorità invitano comunque i cittadini a mantenere comportamenti corretti, soprattutto nella manipolazione e nella cottura degli alimenti.

L’emergenza, tuttavia, non è circoscritta al casertano. Anche Napoli e il Lazio registrano numeri in aumento. All’ospedale Cotugno si contano circa 70 pazienti ricoverati, mentre nella provincia di Latina i casi hanno raggiunto quota 24, distribuiti tra Aprilia, Fondi e il capoluogo.

Le conseguenze si fanno sentire anche sul piano economico. A Napoli, circa 200 operatori del settore ittico sono scesi in piazza davanti a Palazzo San Giacomo per chiedere interventi e chiarimenti all’amministrazione comunale. I pescivendoli denunciano un crollo delle vendite che, in alcuni casi, sfiora l’80%, segno di una crisi che rischia di avere ripercussioni durature sul comparto.

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