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Fratello contro fratello: si pente e accusa il familiare che ospitò il boss

 

CASAPESENNA. Si torna a discutere in Corte d’Appello della posizione di Vincenzo Inquieto, l’idraulico che nel 2011 diede rifugio nella sua abitazione di via Mascagni al boss del clan dei Casalesi Michele Zagaria, poi catturato dalla polizia dopo oltre sedici anni di latitanza.

Nel procedimento sono stati recentemente inseriti nuovi elementi, tra cui i verbali di Nicola Inquieto, fratello dell’imputato, già condannato per reati di matrice mafiosa e oggi collaboratore di giustizia.

Il processo d’appello era stato riaperto dopo l’assoluzione ottenuta in primo grado nel 2020, quando i giudici avevano escluso un coinvolgimento diretto di Vincenzo Inquieto nel clan. In precedenza, però, lo stesso aveva già scontato una condanna per favoreggiamento aggravato proprio per aver ospitato il capoclan.

Successivamente, la Direzione Distrettuale Antimafia ha sostenuto una ricostruzione diversa, ipotizzando un ruolo più ampio dell’imputato all’interno dell’organizzazione criminale, tesi che non aveva trovato conferma nella prima sentenza.

Nel corso del giudizio di secondo grado, la Corte ha deciso di approfondire ulteriormente il quadro probatorio, disponendo la riapertura dell’istruttoria e ascoltando diversi collaboratori di giustizia, tra cui Massimiliano Caterino e Michele Barone. Rinviata invece l’audizione di Cassandra.

Ora il focus si sposta sulle dichiarazioni di Nicola Inquieto, ritenuto in passato vicino agli interessi economici del boss anche fuori dall’Italia. I suoi verbali sono stati acquisiti ufficialmente e la sua testimonianza in aula è attesa per il mese di maggio, passaggio considerato decisivo per chiarire definitivamente la posizione dell’imputato.

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