
Carinola. Si chiude con un’assoluzione il processo di primo grado relativo alla vicenda dei telefoni cellulari introdotti all’interno del carcere di Carinola. Il giudice del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha stabilito che non vi fossero elementi sufficienti per condannare i due imputati, finiti sotto accusa a seguito di un’ispezione condotta dagli agenti della Polizia Penitenziaria.
Al centro dell’inchiesta, la presenza di alcune apparecchiature elettroniche, tra cui telefoni cellulari, rinvenute all’interno della struttura detentiva. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i dispositivi sarebbero stati nella disponibilità di Pasquale Granato e Alfredo Lombardi, chiamati a rispondere delle accuse legate all’introduzione e al possesso illecito dei telefoni in carcere.
I due imputati, tuttavia, hanno sempre respinto ogni addebito, sostenendo di non essere a conoscenza della presenza dei dispositivi elettronici. Una linea difensiva che è stata portata avanti con decisione anche nel corso del dibattimento, durante il quale la difesa ha cercato di smontare il quadro accusatorio.
Determinante, ai fini della decisione, è stato il lavoro dell’avvocato Gabriele Gallo, che ha puntato l’attenzione su elementi ritenuti cruciali. In particolare, sono stati analizzati i registri relativi all’utilizzo dei telefoni, dai quali non sarebbero emersi collegamenti diretti con gli imputati. Secondo la difesa, infatti, non vi era alcuna prova concreta che i dispositivi fossero stati utilizzati da Granato e Lombardi, né che fossero nella loro effettiva disponibilità.
Una tesi che il giudice ha ritenuto plausibile, arrivando così a pronunciare sentenza di assoluzione per entrambi. La decisione chiude, almeno per il primo grado, una vicenda che aveva sollevato interrogativi sulla sicurezza all’interno della casa circondariale.
Resta ora da capire se la Procura deciderà di impugnare la sentenza, aprendo un nuovo capitolo giudiziario, oppure se il verdetto sarà destinato a diventare definitivo.

