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Accusati di aver turbato gara di casa all’asta: assolti Magliulo e un albanese, condannato l’ex proprietario

San Felice a Cancello. Due assoluzioni e una condanna ad un anno di reclusione per l’accusa di aver turbato la gara di una casa all’asta. Sono tutti di San Felice a Cancello.

Imputati Mattia Giglio 50enne di San Felice, il 49enne Giuseppe Magliulo residente in via Monti e il 44enne albanese Leka Ramis, residente in viale della Repubblica.

Ad essere assolti proprio Giuseppe Magliulo  che ha avuto un ruolo di intermediario in questa vicenda e il soggetto albanese, entrambi difesi dall’avvocato Orlando Sgambati, mentre un anno lo ha beccato Giglio che stava cercando di non perdere l’immobile.

Tutto nasce da una denuncia querela depositata alla locale stazione dei carabinieri da parte delle persone offese.

Le accuse

In concorso tra loro, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, con minaccia e con doni, turbavano la gara senza incanto avente ad oggetto la vendita di un appartamento al Lotto 2 in via Napoli San Felice a Cancello, esperita nell’ambito della procedura esecutiva 782/11 a carico del proprietario dell’immobile Mattia Giglio, aperta dalla banca popolare di Novara e ne allontanavano l’offerente la signora M.A. che partecipava per conto della madre D.L.C., alla predetta vendita presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere, depositando la busta in cui era contenuta l’offerta avente protocollo 55.

Nella tarda mattinata del 9 febbraio il Leka Ramiss avvicinava alla signora D.L.C mentre percorreva via Napoli e le diceva : “Ndà piglià là, ne cos, poi t mannamm e spes”.

Una settimana dopo il Leka Ramis assieme ad un soggetto non identificato a bordo di una Bravo scura si avvinava a D.L.C mentre percorreva  con propria vettura via Monticello Volpone, scendevano dal veicolo e minacciavano la donna con le seguenti parole: “La casa non te la devi prendere”.

Il successivo 22 Febbraio entra in scena Giuseppe Magliulo che contattava D.L.C via Messenger chiedendole incontro in un bar tra le frazioni Botteghino e Cancello Scalo, ove il suddetto si recava assieme a Giglio (proprietario dell’immobile pignorato) che veniva presentato come un caro amico dell’attuale presidente del consiglio. In pratica il politico  è finito sotto processo per essersi prestato come mediatore.

Giglio, dando per scontato il suo assenso diceva alla signora D.L.C di presentarsi alla prossima udienza per la vendita dell’immobile fissata 2 giorni dopo alle  ore 11, precisamente un’ora dopo, quindi alle 12, per ritirare l’assegno versato per cauzione e recedere dalla partecipazione della gara, impegnandosi a rimborsare le spese sostenute, al termine dell’incontro le donava una scatola in polistirolo di vari latticini.

A seguito di quanto accaduto D.L.C e la figlia desistevano dal partecipare all’udienza  e l’appartamento veniva assegnato a Leka Ramis.

Il suddetto è stato assolto perché non si è riusciti a dimostrare che fosse lui l’uomo che in concorso con un altro aveva minacciato la donna in via Monticello e in via Napoli.

La posizione di Felone Magliulo

L’attuale presidente del consiglio comunale ha svolto un ruolo marginale nella vicenda, non è sufficiente essere considerato intermediario per finire condannato.

 

 

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