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Vigile urbano amico del clan: sentenza e svolta per padre e figlio

SAN CIPRIANO D’AVERSA. Arriva la decisione della IV Sezione Penale della Corte d’Appello di Napoli sul procedimento nato dalle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia riguardanti il clan Angelino attivo nell’area di Caivano.

Nel secondo grado di giudizio, i magistrati hanno modificato l’impianto accusatorio nei confronti di Raffaele Cristiano e Antonio Cristiano, entrambi originari di San Cipriano d’Aversa. Per i due è caduta l’accusa di associazione mafiosa, sostituita con quella di favoreggiamento personale. La pena è stata quindi rideterminata in 2 anni di reclusione per entrambi, con sospensione concessa a Raffaele Cristiano.

A seguito della sentenza, i due imputati – assistiti dagli avvocati Domenico Della Gatta e Angelo Raucci – sono tornati in libertà.

Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, Raffaele Cristiano, vigile urbano in servizio a San Cipriano d’Aversa, avrebbe svolto un ruolo attivo nel supporto al capoclan Antonio Angelino, detto “Tibiuccio”. In particolare, avrebbe individuato e procurato l’abitazione di Castel Volturno utilizzata come rifugio dal boss, oltre ad accompagnare soggetti a lui vicini durante incontri nel covo. Tra questi anche un parente acquisito, considerato vicino alla famiglia, vista la relazione tra Antonio Cristiano e la nipote del capoclan.

Nel dispositivo, la Corte ha inoltre assolto Ferdinando Sorvillo con formula piena “per non aver commesso il fatto”, disponendo la revoca delle pene accessorie e la sua immediata scarcerazione.

Per gli altri imputati coinvolti nel processo sono state rideterminate le condanne:

Assunta Reccia e Antonio D’Andrea: 4 anni, 5 mesi e 10 giorni di reclusione
Gianfranco Bervicato: 8 anni, 4 mesi e 20 giorni di reclusione, oltre a una multa di 12.000 euro
Giuseppe Caiazzo: 7 anni e 4 mesi di reclusione
Antonio Angelino: 7 anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione, più 5.333 euro di multa

Una sentenza che ridisegna il quadro accusatorio iniziale e porta alla scarcerazione di alcuni degli imputati principali.

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