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Frode SuperBonus da 99 milioni, il ruolo chiave del commercialista e i nomi

 

Capodrise/Aversa. Un intreccio tra Campania e Lombardia, con radici nell’Agro aversano, è al centro di una complessa indagine coordinata dalla Procura di Monza su una presunta frode milionaria legata al Superbonus. Secondo gli inquirenti, il sistema avrebbe generato crediti fiscali fittizi per un valore complessivo superiore ai 99 milioni di euro, attraverso interventi edilizi mai realizzati o soltanto dichiarati sulla carta.

Tra i principali indagati emerge la figura del commercialista di Capodrise, Giuseppe Fattopace, 70 anni, ritenuto uno snodo fondamentale nell’intero meccanismo. Insieme al collega Vincenzo Montanino, 54 anni di Cardito, avrebbe avuto il compito di validare le pratiche fiscali apponendo il visto di conformità necessario per l’accesso ai crediti d’imposta, nonostante – secondo l’accusa – l’assenza dei requisiti reali.

Nel registro degli indagati figurano anche Riccardo Pezone, 29 anni, e Antonio Pezone, 60 anni, entrambi di Aversa e amministratori della società D.I. Pezone Riccardo, considerata il fulcro operativo dell’organizzazione. Coinvolto inoltre l’architetto Giuseppe Girardi, 76 anni, della provincia di Cremona, che avrebbe gestito la parte tecnica delle pratiche, attestando falsamente lo stato di avanzamento dei lavori di efficientamento energetico e miglioramento sismico.

L’indagine abbraccia almeno 32 condomini distribuiti tra Lombardia e Campania, in particolare nelle province di Milano, Varese, Lecco, Napoli, Avellino e Caserta. Tra gli indagati compare anche Roberto Mascia, 45 anni, amministratore di condominio attivo nel Milanese, ritenuto un collegamento operativo nella gestione degli immobili interessati.

Il sostituto procuratore Carlo Cinque ha disposto perquisizioni nei confronti di circa venti amministratori condominiali, oltre al sequestro di documentazione contabile e tecnica. Le verifiche sono affidate alla Guardia di Finanza di Sesto San Giovanni, impegnata nell’analisi di contratti, fatture e pratiche edilizie per ricostruire il presunto schema illecito.

Al centro dell’inchiesta vi è l’ipotesi di un sistema organizzato, capace di sfruttare le criticità normative del Superbonus per generare crediti fiscali senza reali interventi edilizi. Un meccanismo che, secondo gli investigatori, si sarebbe retto anche sulla collaborazione tra imprese e professionisti distribuiti tra Nord e Sud.

Nonostante l’indagine sia ancora in fase preliminare, il peso economico della presunta truffa e il numero dei soggetti coinvolti delineano uno scenario di grande impatto, con possibili sviluppi anche a livello nazionale.

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