
Casal di Principe. Diventano irrevocabili le condanne per le intimidazioni pronunciate in aula nel 2008 durante il processo d’appello “Spartacus” a Napoli nei confronti dello scrittore Roberto Saviano e della giornalista Rosaria Capacchione.
La quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi presentati dagli imputati contro la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Roma che, lo scorso luglio, aveva già confermato il verdetto di primo grado. In quella decisione erano state riconosciute le minacce aggravate dal metodo mafioso, con la condanna del capoclan dei Casalesi Francesco Bidognetti a un anno e sei mesi di reclusione e dell’avvocato Michele Santonastaso a un anno e due mesi.
Nel corso della requisitoria, il sostituto procuratore generale Perla Lori aveva sollecitato l’inammissibilità dei ricorsi, evidenziando come i giudici di secondo grado avessero correttamente individuato nelle frasi pronunciate in aula il carattere intimidatorio nei confronti delle parti offese.
Nelle motivazioni della sentenza di appello, oggi confermata dalla Cassazione, i giudici avevano sottolineato che l’insieme delle dichiarazioni rese pubblicamente in udienza dall’avvocato Santonastaso, il contesto storico e giudiziario in cui erano inserite, i toni utilizzati e il forte risentimento manifestato, insieme al riferimento diretto e reiterato ai due giornalisti, configuravano un messaggio implicito dal contenuto chiaramente minaccioso.
A ciò si aggiungevano le pesanti accuse rivolte a Saviano e Capacchione, ritenuti responsabili di influenzare la magistratura e di contribuire all’emissione di sentenze ingiuste. Un impianto accusatorio che, secondo i giudici, rafforzava ulteriormente la natura intimidatoria delle espressioni utilizzate, anche alla luce della lettura dell’atto di remissione in aula.

