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Allarme Epatite, 33 casi nel Casertano: sotto accusa cozze e crudi

CASERTA. Negli ultimi mesi il territorio casertano è tornato sotto osservazione sanitaria per l’aumento dei casi di epatite A, una patologia virale che colpisce il fegato e si trasmette principalmente attraverso alimenti contaminati. L’ASL Caserta, in raccordo con la Regione Campania, ha attivato un sistema di controllo rafforzato per contenere la diffusione del virus e monitorare con attenzione la situazione epidemiologica.

Dall’inizio del 2026 sono stati registrati in Campania 133 casi complessivi, di cui 33 concentrati proprio nella provincia di Caserta. Un dato che ha spinto le autorità sanitarie ad alzare il livello di attenzione, soprattutto dopo il picco registrato nel mese di gennaio. Secondo le analisi epidemiologiche, l’aumento dei contagi sarebbe strettamente collegato alle abitudini alimentari tipiche del periodo festivo, in particolare al consumo di frutti di mare crudi.

Tra le tradizioni gastronomiche più diffuse nel territorio rientra anche la celebre zuppa di cozze, spesso preparata e consumata soprattutto durante le festività pasquali. Sebbene sia un piatto simbolo della cultura locale, gli esperti ricordano che il consumo di molluschi non adeguatamente cotti rappresenta uno dei principali fattori di rischio per la trasmissione del virus dell’epatite A.

Attualmente, spiegano dall’ASL, si registra una fase di lieve riduzione dei contagi, con molti casi che possono essere gestiti a domicilio. Tuttavia, non manca la preoccupazione per alcune forme più aggressive della malattia, riscontrate soprattutto tra i soggetti di età compresa tra i 35 e i 45 anni. In questi pazienti si osservano valori molto elevati delle transaminasi e sintomi più marcati rispetto al decorso generalmente benigno dell’infezione.

Il direttore generale Antonio Limone ha sottolineato la necessità di un intervento coordinato: la priorità è interrompere la catena del contagio attraverso controlli mirati sulla filiera alimentare e una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini. In particolare, l’attenzione si concentra su prodotti ittici e ortaggi consumati crudi, considerati i principali veicoli del virus.

Per fronteggiare l’emergenza, è stata attivata una rete operativa che coinvolge il Dipartimento di Prevenzione dell’ASL Caserta, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno e gli uffici regionali della sanità pubblica. Le attività includono campionamenti e analisi su cozze, vongole, ostriche e verdure, con l’obiettivo di individuare eventuali contaminazioni dovute a acque non sicure o a pratiche igieniche inadeguate.

Fondamentale resta il ruolo della prevenzione. Le autorità sanitarie raccomandano di evitare il consumo di frutti di mare crudi, preferendo sempre una cottura completa, capace di neutralizzare il virus. È inoltre importante lavare accuratamente frutta e verdura sotto acqua corrente e mantenere una scrupolosa igiene delle mani, soprattutto prima di manipolare alimenti.

Tra le misure più efficaci figura anche la vaccinazione, consigliata in particolare ai soggetti più esposti o a rischio, previa valutazione del medico.

I sintomi dell’epatite A includono febbre, stanchezza, nausea e, nei casi più evidenti, ittero, urine scure e feci chiare. In presenza di questi segnali è fondamentale rivolgersi tempestivamente al proprio medico, per una diagnosi precoce e una gestione adeguata della malattia.

Nel Casertano, dunque, l’attenzione resta alta: tra controlli, prevenzione e corretti comportamenti a tavola si gioca la partita più importante per contenere il virus.

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