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Ex Jabil, lavoratori scrivono alla nuova proprietà TMA

 

Marcianise. Un gruppo di lavoratori della TMA di Marcianise ha diffuso una lettera aperta indirizzata al CEO dell’azienda per denunciare il clima di tensione che, a loro dire, si respira da mesi all’interno dello stabilimento dopo l’uscita della multinazionale americana Jabil.

Nel documento i dipendenti spiegano di riconoscere la nuova proprietà come proprio datore di lavoro dal 1 agosto, data del passaggio alla TMA, e chiedono rispetto per la scelta compiuta da chi ha deciso di continuare a lavorare nel nuovo progetto industriale. Secondo quanto scritto nella missiva, però, continuerebbero a circolare comunicati e prese di posizione firmate come “lavoratori Jabil”, nonostante la multinazionale abbia lasciato Marcianise ormai da diversi mesi.

Gli autori della lettera rivendicano invece di sentirsi dipendenti TMA e di aver accettato sin dall’inizio il passaggio alla nuova realtà, indossando “con orgoglio badge e camice”. Per questo chiedono che la dirigenza tenga in considerazione la posizione di quella parte della forza lavoro che ha scelto di sostenere il progetto industriale della nuova azienda.

Nel testo si parla anche di un clima difficile all’interno della fabbrica, con assemblee e confronti che, secondo i firmatari, si sarebbero spesso trasformati in momenti di forte tensione. I lavoratori denunciano inoltre che alcune scelte prese negli ultimi mesi avrebbero inciso anche sul piano economico delle famiglie coinvolte.

Tra i punti citati nella lettera c’è la questione degli ammortizzatori sociali: i dipendenti ricordano che attualmente lo stabilimento è in regime di CIGS e sottolineano come non vi sia stata un’integrazione salariale mensile che, secondo quanto riportato, sarebbe stata proposta dai sindacati confederali e accettata dalla nuova proprietà.

La lettera si conclude con un appello diretto al CEO della TMA. I lavoratori dichiarano di credere nel progetto industriale e negli investimenti annunciati, chiedendo alla dirigenza di ascoltare il loro disagio e di sostenere chi continua a lavorare con l’obiettivo di mantenere aperti i cancelli dello stabilimento e garantire il futuro di circa 390 famiglie.

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