
CASAL DI PRINCIPE. Non solo estorsioni, droga o appalti. Negli ultimi anni anche le truffe informatiche sarebbero diventate una delle fonti di guadagno del clan dei Casalesi. Un’attività meno visibile rispetto alle tradizionali operazioni criminali ma, secondo gli investigatori, capace di generare centinaia di migliaia di euro attraverso conti correnti svuotati e dati personali rubati online.
Dopo gli arresti eseguiti nei giorni scorsi, l’attenzione degli investigatori si concentra soprattutto su come il sistema sia stato ricostruito. A fornire la chiave di lettura agli inquirenti è stato il collaboratore di giustizia Vincenzo D’Angelo, conosciuto negli ambienti criminali con il soprannome di “Biscottino”.
Il pentito, genero del boss Francesco Bidognetti, storico capo dell’omonima fazione del clan, ha raccontato ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli il funzionamento di quello che sarebbe stato un vero e proprio circuito di truffe informatiche capace di alimentare le casse della criminalità organizzata.
Il sistema raccontato dal pentito
Secondo quanto riferito da D’Angelo, il meccanismo prevedeva più livelli operativi. Da una parte c’erano coloro che si occupavano di reperire i dati delle vittime attraverso phishing, messaggi fraudolenti o contatti telefonici ingannevoli. Dall’altra una rete di persone incaricate di gestire i conti e le carte su cui far transitare il denaro sottratto.
Lo stesso collaboratore ha raccontato di aver voluto verificare personalmente l’efficacia del sistema. Per questo, mentre si trovava in carcere, avrebbe parlato con Gennaro Papale, che gli avrebbe indicato alcune persone disposte a prestare il proprio nome per l’apertura di carte Postepay o altri strumenti finanziari utilizzati per incassare le somme provenienti dalle truffe.
Chi metteva a disposizione i propri dati riceveva una percentuale del denaro o un compenso fisso per ogni operazione.
I nomi coinvolti nell’inchiesta
Le indagini della Guardia di Finanza del Nucleo provinciale di polizia valutaria hanno portato all’arresto di Pasquale Corvino, 40 anni di Castel Volturno, e della compagna Angela Turco Cirillo, 43 anni di Casal di Principe.
Secondo l’accusa avrebbero avuto un ruolo centrale nel sistema di riciclaggio dei proventi delle truffe online.
Nel gruppo investigato compaiono anche Giovanni Pellegrino, Gabriele Pellegrino, Salvatore Papale, Sossio Sorrentino, Nicky Accetta, Francesco Di Guida e Marina Rovolano.
Tra gli indagati a piede libero figura anche Nicola Sergio Kader, ritenuto dagli investigatori vicino alla fazione Bidognetti sul litorale domizio.
Nella lista degli altri soggetti coinvolti compaiono inoltre Sergio Sigillo, Raffaele Pianese, Guido Pagano, Alfonso Neri, Aniello D’Onofrio, Giuseppe Martino, Antonio Luongo, Nicola Picone, Mario Di Meo, Salvatore Iovinella, Stefano Bruno, Rosa Tessitore ed Ester Oliva.
I conti svuotati e i soldi del clan
Secondo gli investigatori sarebbero stati documentati 38 episodi di truffa ai danni di cittadini italiani. Le vittime, ignare, avrebbero visto svuotare i propri conti correnti attraverso accessi abusivi ai servizi di home banking o tramite clonazione delle SIM telefoniche.
Il denaro sottratto – circa 800mila euro – sarebbe stato poi trasferito su piattaforme bancarie online e su conti difficili da tracciare, per essere successivamente redistribuito tra i membri dell’organizzazione.
Un sistema moderno, secondo gli inquirenti, che dimostrerebbe come la criminalità organizzata continui ad adattarsi alle nuove tecnologie per alimentare i propri affari.
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