
MARCIANISE/SANTA MARIA CAPUA VETERE. Un sistema con prezzi precisi per ogni passaggio della filiera illegale. Intermediari pagati tra i 500 e i mille euro per ogni pratica gestita, aziende compiacenti che incassavano tra i 1.300 e i 2.100 euro per ogni lavoratore straniero formalmente assunto. È uno degli elementi centrali emersi dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli che ha ricostruito un articolato meccanismo per favorire l’ingresso irregolare in Italia di cittadini extracomunitari sfruttando il sistema dei click day.
L’indagine, coordinata dalla Dda partenopea e sviluppata dagli agenti della Squadra Mobile di Napoli, ha coinvolto complessivamente 37 persone. Il bilancio è di 15 arresti in carcere e 3 ai domiciliari, con 39 capi di imputazione contestati a vario titolo per associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, oltre a falso e truffa.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la rete operava principalmente tra le province di Napoli e Caserta e si reggeva su un sistema ben organizzato di intermediari, professionisti e aziende disponibili a simulare assunzioni di lavoratori stranieri.
Al centro dell’organizzazione, secondo l’accusa, ci sarebbero stati Ciro Monti, funzionario dell’Ispettorato nazionale del lavoro, e Giuseppe Allosso, titolare di una società di servizi con sede a Marcianise. Quest’ultimo si avvaleva anche della collaborazione di un dipendente, Antonio Landolfo, incaricato di inserire materialmente le pratiche nei sistemi informatici.
Un ruolo decisivo veniva svolto anche da intermediari stranieri, provenienti soprattutto da Marocco e Bosnia Erzegovina, che raccoglievano le richieste, i documenti e il denaro dei migranti interessati a entrare in Italia. Per ogni pratica portata all’organizzazione percepivano compensi tra i 500 e i mille euro.
Il sistema si basava su aziende compiacenti, tra imprese agricole, ditte di trasporto e operatori del settore edile, che dichiaravano fittiziamente di voler assumere personale straniero. In questo modo venivano ottenuti i nulla osta al lavoro subordinato necessari per consentire l’ingresso nel territorio italiano.
Una volta arrivati, molti dei lavoratori non venivano realmente assunti e restavano sul territorio in condizioni di irregolarità. In cambio della disponibilità a figurare come datori di lavoro, le aziende ricevevano compensi compresi tra 1.300 e 2.100 euro per ogni lavoratore.
Il costo complessivo richiesto ai cittadini stranieri per ottenere il nulla osta poteva arrivare fino a circa 10mila euro. Il denaro serviva a coprire tutte le fasi della procedura illegale: dall’inserimento delle pratiche nel sistema informatico fino alla produzione di documenti falsi, come dichiarazioni di ospitalità o certificazioni mediche.
Nel corso delle indagini gli investigatori hanno individuato movimenti di denaro per circa 478mila euro, versati in più tranche su conti correnti intestati a una società utilizzata per simulare servizi e rendere meno tracciabili i pagamenti.
Tra le persone finite in carcere figurano Gabriele Brunitto, Aniello Della Valle, Cherbi El Halloumi, Larbi Jabbour, Harbans Lal, Salvatore Lampitelli, Giuseppe Porfidia, Francesco Rainone, Giuseppe Ricciardi, Agostino Scala, Sukhjit Singh, Michele Tartaro e Raffaele Tesone.
Agli arresti domiciliari sono stati invece posti Hafid Ayat Baiyh, Antonio Landolfo e Giovanni Pezone.

