Skip to main content

Il clan dà si fa alle truffe online, ecco arrestati e indagati: ci sono nomi di peso

L’AGGIORNAMENTO

Casal di Principe. Nuovi sviluppi nell’inchiesta sulle truffe informatiche che, secondo gli investigatori, avrebbero alimentato anche le casse del clan dei Casalesi. L’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha portato all’arresto di due persone originarie della provincia di Caserta, ritenute al centro di un sistema criminale capace di sottrarre circa 800mila euro a numerose vittime in tutta Italia attraverso sofisticate frodi online.

In carcere sono finiti Pasquale Corvino, 40 anni, e la sua compagna Angela Turco Cirillo, 43 anni. Per gli inquirenti Corvino avrebbe avuto un ruolo centrale nell’organizzazione, indicato come il promotore e il principale gestore della struttura criminale che si occupava delle truffe telematiche. La donna, invece, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe svolto un ruolo operativo nella gestione dei proventi illeciti.

In particolare Angela Turco Cirillo sarebbe stata incaricata di ritirare il denaro proveniente dalle truffe, spesso prelevandolo in contanti dopo i trasferimenti su conti correnti utilizzati dal gruppo. Successivamente avrebbe consegnato le somme allo stesso Corvino. Non solo: tra i suoi compiti ci sarebbe stato anche quello di trasformare parte dei proventi in criptovalute, così da rendere più difficile la tracciabilità del denaro.

L’inchiesta coinvolge complessivamente 24 indagati. Tra questi compare anche Nicola Sergio Kader, ritenuto vicino alla fazione Bidognetti del clan dei Casalesi, oltre al collaboratore di giustizia Vincenzo D’Angelo, genero dello storico boss Francesco Bidognetti, noto come “Cicciotto ‘e mezzanotte”.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, una parte consistente dei soldi sottratti alle vittime sarebbe stata destinata proprio al sostegno economico della consorteria camorristica e alle famiglie degli affiliati detenuti. L’inchiesta resta comunque nella fase delle indagini preliminari e per tutti gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

Il primo lancio

Casal di Principe. Un vasto sistema di truffe informatiche utilizzato anche per alimentare le casse del clan dei Casalesi è stato scoperto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nell’ambito di una complessa indagine condotta dalla Guardia di Finanza. Nel mirino degli investigatori è finita un’organizzazione criminale ritenuta responsabile di numerose frodi telematiche ai danni di cittadini italiani, con un giro di denaro che sfiora gli 800mila euro.

L’inchiesta ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 24 persone e all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due soggetti ritenuti figure centrali del sistema. Si tratta, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, di imprenditori originari della provincia di Caserta e attivi nel settore del commercio di automobili, accusati a vario titolo di associazione per delinquere e autoriciclaggio con l’aggravante di aver favorito il clan dei Casalesi.

Le indagini hanno permesso di ricostruire almeno 38 episodi di truffa informatica ai danni di correntisti italiani. Il meccanismo utilizzato era basato soprattutto su tecniche di phishing, una delle modalità più diffuse nel mondo delle frodi digitali. Le vittime ricevevano un sms o una mail apparentemente proveniente dalla propria banca, nel quale venivano segnalate presunte operazioni sospette sul conto corrente.

Poco dopo il messaggio, entrava in azione un falso operatore dell’ufficio antifrode dell’istituto bancario. Attraverso una telefonata, il truffatore convinceva il correntista a effettuare un bonifico istantaneo verso conti correnti indicati come “sicuri”, ma in realtà controllati dall’organizzazione criminale.

Un secondo sistema, ancora più sofisticato, prevedeva invece la clonazione della scheda sim del telefono della vittima. In questo modo i truffatori riuscivano a intercettare i codici temporanei inviati dalle banche tramite sms per autorizzare l’accesso all’home banking. Una volta ottenuto il controllo del numero, potevano entrare nei conti correnti e trasferire rapidamente il denaro.

Dopo il furto, i soldi venivano immediatamente movimentati per renderne difficile la tracciabilità. Le somme venivano trasferite su conti esteri, prelevate in contanti oppure convertite in criptovalute.

Secondo quanto emerso dall’indagine coordinata dalla Dda di Napoli, una parte consistente dei proventi illeciti – circa il 40 per cento – finiva nelle mani di esponenti di rilievo del clan dei Casalesi. Il denaro sarebbe stato utilizzato per sostenere l’organizzazione camorristica, rafforzarne la presenza sul territorio e garantire il mantenimento delle famiglie degli affiliati detenuti.

Per consolidare il quadro accusatorio, le Fiamme Gialle hanno eseguito numerose perquisizioni tra abitazioni e attività commerciali riconducibili agli indagati. L’inchiesta si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dalla legge, tutti gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a eventuale condanna definitiva.

Un click e sei sempre informato! Iscriviti al nostro canale WhatsApp per ricevere le news più importanti. Premi qui ed entra!