
CASAL DI PRINCIPE. Emergono nuovi dettagli sulla gestione economica del clan dei Casalesi nel processo sulle estorsioni ai danni di un imprenditore edile. Nel corso dell’udienza davanti alla terza sezione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta da Giuseppe Meccariello con i giudici a latere Anna Sofia Sellitto e Raffaele Ferraro, sono state ascoltate le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Attilio Pellegrino, considerato il “ragioniere” della fazione Zagaria.
Il pentito ha ricostruito il sistema dei conteggi della cassa del clan e il ruolo svolto da Francesco Panaro, indicato come figura incaricata di gestire le somme destinate agli affiliati e ai detenuti sottoposti al regime del 41 bis. Secondo il racconto di Pellegrino, tra il 2010 e il 2013 si tenevano incontri mensili, fissati generalmente intorno al 27 del mese, in diversi centri dell’agro aversano tra cui San Cipriano d’Aversa, Casal di Principe e Villa di Briano. Le riunioni si svolgevano talvolta in luoghi pubblici, come agenzie di scommesse, altre volte in abitazioni private.
In quelle occasioni ogni gruppo criminale consegnava una quota di denaro destinata alla cassa comune del clan. Le somme provenivano soprattutto da estorsioni, gestione di slot machine e attività illegali come le bische clandestine, tra cui una attiva a Grazzanise e collegata a Mario Iavarazzo. Parte dei proventi veniva poi destinata al sostegno economico dei detenuti del clan.
Nel corso dell’udienza è stato ascoltato anche un maresciallo maggiore dei carabinieri, all’epoca in servizio al nucleo operativo di Casal di Principe, che ha illustrato l’attività investigativa avviata nel 2012. Il militare ha spiegato che Francesco Panaro, pur incensurato, proveniva da una famiglia storicamente legata al clan dei Casalesi e manteneva uno stile di vita elevato nonostante risultasse nullatenente.
Le indagini hanno evidenziato anche le difficoltà incontrate dagli investigatori nel monitorare i movimenti dell’indagato, che evitava di utilizzare telefoni intestati a sé o ai familiari e si spostava prevalentemente a bordo di uno scooter T-Max. Nonostante le precauzioni, i carabinieri riuscirono a raccogliere elementi investigativi grazie a pedinamenti, intercettazioni e all’installazione di una telecamera nei pressi della sua abitazione.
Sotto processo, oltre a Francesco Panaro, anche Mario Iavarazzo, Mirko Ponticelli, Giuliano Martino e il collaboratore di giustizia Raffaele Maiello. Secondo l’accusa avrebbero costretto un imprenditore edile di Casal di Principe a versare circa 50mila euro per evitare ritorsioni. Il processo riprenderà ad aprile con l’ascolto dei testimoni della difesa.
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