
Sant’Antimo. Dal primo grado alla Corte d’Appello: pena dimezzata e niente carcere per l’imputato
Si chiude con una sensibile riduzione della pena il procedimento a carico di R.V., imputato in un processo per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali nei confronti della moglie. La Corte d’Appello di Napoli, VI sezione penale, ha riformato parzialmente la sentenza emessa in primo grado dal Tribunale di Napoli Nord il 13 gennaio 2025.
In primo grado, R.V. era stato condannato a sette anni di reclusione per i reati contestati, unificati dal vincolo della continuazione, con l’applicazione delle aggravanti e delle pene accessorie previste dalla legge. I giudici avevano ritenuto provate condotte reiterate nel tempo, caratterizzate da aggressioni verbali e fisiche ai danni della coniuge, anche alla presenza della figlia minore.
La Corte d’Appello, pronunciandosi il 26 febbraio 2026, ha però rivisto in parte l’impianto accusatorio. I giudici di secondo grado hanno escluso una delle aggravanti contestate e riconosciuto le circostanze attenuanti generiche in misura equivalente rispetto alle aggravanti residue. Alla luce di tale nuova valutazione, la pena è stata rideterminata in tre anni di reclusione, rispetto ai sette anni inflitti in primo grado.
La riforma della sentenza ha inciso in modo significativo anche sulle conseguenze per l’imputato. Venendo meno uno dei capi di accusa così come contestato in origine e con la riduzione della pena al di sotto di determinate soglie, R.V. potrà evitare il carcere, beneficiando delle misure alternative previste dall’ordinamento.
Resta confermato il resto della decisione, mentre per il deposito delle motivazioni la Corte ha fissato il termine di novanta giorni. R.V. è difeso dall’avvocato Mario Angelino.

