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“150 euro cash per l’happy ending”: la proposta delle massaggiatrici nostrane ai clienti

 

Caserta. Non c’erano insegne equivoche né annunci espliciti. Solo una targa anonima e luci soffuse. All’esterno, l’immagine rassicurante di un centro dedicato ai massaggi e al relax nell’area ex Saint Gobain. All’interno, secondo l’accusa, un’attività ben diversa, costruita su appuntamenti riservati, compensi variabili e un sistema rodato di discrezione.

L’accesso della Guardia di Finanza, formalmente finalizzato alla verifica delle condizioni di lavoro, ha aperto uno squarcio su una realtà che – stando agli atti – funzionava con modalità precise. Niente listini affissi alla reception. Le cifre, spiegano gli investigatori, venivano concordate al momento della prenotazione o direttamente in stanza.

Secondo quanto ricostruito, un massaggio “base” avrebbe avuto un costo in linea con il mercato, tra i 40 e i 60 euro. L’eventuale prestazione aggiuntiva, definita dagli stessi frequentatori come “lieto fine”, avrebbe fatto lievitare il conto fino a 120-150 euro complessivi, con pagamento esclusivamente in contanti. Nessuna ricevuta per la parte extra.

Le operatrici identificate – tre giovani italiane tra i 20 e i 30 anni – non risultavano assunte né inquadrate formalmente. Agivano, secondo l’ipotesi accusatoria, su chiamata e su turni concordati con la titolare. Il compenso sarebbe stato diviso secondo percentuali variabili: una parte alla lavoratrice, una trattenuta alla gestione del centro per l’uso dei locali e l’organizzazione degli appuntamenti.

La clientela? Uomini di età compresa tra i 30 e i 60 anni, professionisti, piccoli imprenditori, impiegati. Un pubblico trasversale che avrebbe scelto la struttura soprattutto per la riservatezza. Nessun via vai sospetto, ingressi scaglionati, appuntamenti fissati telefonicamente e nessuna sala d’attesa affollata.

A far scattare i sospetti sarebbero stati proprio alcuni elementi logistici: stanze arredate con letti matrimoniali, assenza di attrezzature tipiche di un centro estetico strutturato, ambienti più simili a camere private che a cabine per trattamenti.

Ora la struttura è sotto sequestro preventivo e la titolare dovrà rispondere dell’ipotesi di favoreggiamento della prostituzione. Le indagini proseguono anche sul fronte fiscale e contributivo per chiarire eventuali irregolarità economiche.

Il procedimento è nella fase preliminare e ogni responsabilità sarà accertata solo in sede giudiziaria. Ma dietro la facciata del benessere, secondo gli inquirenti, si celava un business costruito sulla discrezione e sul passaparola.

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