
CASAPESENNA. Si è aperto davanti alla quinta sezione della Corte d’Appello di Napoli il processo di secondo grado a carico dei fratelli Nicola e Filippo Capaldo, familiari del boss Michele Zagaria, coinvolti nell’inchiesta sul presunto controllo del mercato del latte riconducibile al clan dei Casalesi.
Il procedimento nasce dall’impugnazione presentata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli contro la sentenza di assoluzione pronunciata in primo grado dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. I sostituti procuratori antimafia Gianluca Giordano e Giuseppe Cimmarotta hanno chiesto ai giudici partenopei di rivedere la decisione. Dopo la prima udienza, il collegio ha aggiornato il processo al mese di luglio.
In primo grado, la prima sezione del tribunale sammaritano, presieduta da Giovanni Caparco, aveva assolto gli imputati dalle accuse di associazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori con la formula “perché il fatto non sussiste”. I fratelli Capaldo, difesi dagli avvocati Giuseppe Stellato e Ferdinando Letizia, erano stati ritenuti non responsabili delle contestazioni mosse dalla Dda.
Secondo l’impostazione accusatoria, invece, i due avrebbero schermato la reale titolarità di alcune società operanti nel settore lattiero-caseario, attribuendo formalmente le quote prima a Giovanni Massaro e successivamente a Gianfranco Costanzo, Teresa Zazzaro e Giuseppe Petito. Per i magistrati antimafia, tali operazioni sarebbero state finalizzate ad aggirare le misure di prevenzione patrimoniali, considerato che Filippo Capaldo era già destinatario di provvedimenti giudiziari per reati associativi, estorsione e concorrenza illecita aggravata.
Il Tribunale, tuttavia, aveva ritenuto inutilizzabili alcune intercettazioni perché autorizzate per reati differenti rispetto a quelli contestati, escludendo inoltre prove certe sul collegamento diretto tra la Cooperativa Santa Maria e il clan dei Casalesi. Valutazioni che la Dda contesta, parlando di una ricostruzione probatoria lacunosa e chiedendo una riforma della sentenza.
Sarà la Corte d’Appello, nei prossimi mesi, a stabilire se confermare o ribaltare il verdetto di primo grado.

