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Carcere duro per il boss dei Casalesi

 

Casal di Principe. Resta in vigore il regime di carcere duro per Augusto Bianco, ritenuto figura di vertice del clan dei Casalesi. La settima sezione della Corte di Cassazione, presieduta da Francesco Centofanti, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato contro l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Roma, confermando di fatto la permanenza del 41 bis.

Il 62enne, considerato esponente apicale della fazione riconducibile alla cosca Schiavone, aveva impugnato la decisione con cui il Tribunale capitolino aveva già respinto il suo reclamo contro la proroga del regime detentivo speciale. La misura era stata rinnovata nel febbraio 2024 con decreto del Ministro della Giustizia.

Nel pronunciarsi, i giudici della Sorveglianza avevano evidenziato la persistente rilevanza del ruolo associativo di Bianco all’interno dell’organizzazione camorristica di appartenenza, sottolineando l’assenza di elementi concreti tali da giustificare un allentamento delle restrizioni previste dal 41 bis.

Contro tale ordinanza era stato quindi proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha ritenuto le doglianze difensive non fondate. Nelle motivazioni si evidenzia come permangano collegamenti con l’ambiente criminale di riferimento e come non risulti alcuna chiara dissociazione del detenuto dalla struttura camorristica.

Alla luce di queste valutazioni, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con la conseguente conferma del regime speciale di detenzione. Per Augusto Bianco resta dunque il 41 bis, misura prevista per impedire contatti con l’organizzazione criminale e prevenire il mantenimento di legami operativi con il clan.

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