
Nola. Domenico non ce l’ha fatta. Il suo piccolo cuore si è fermato dopo settimane di lotta in un letto dell’ospedale Monaldi di Napoli. Aveva poco più di due anni. Era un bambino del Nolano, ma la sua storia è diventata quella di un Paese intero.
L’Italia aveva imparato a conoscere il suo nome negli ultimi giorni, seguendo con angoscia l’evolversi delle sue condizioni dopo il trapianto di cuore che avrebbe dovuto rappresentare una nuova possibilità di vita. Ogni aggiornamento era un filo sottilissimo tra speranza e paura. Ogni parola dei medici veniva attesa come si aspetta una buona notizia che però non arrivava mai davvero.
Poi il silenzio. Quello che precede le notizie più difficili. Fino all’epilogo che nessuno voleva scrivere: Domenico è morto.
In quelle stanze d’ospedale si è consumato il dolore più grande, quello di una madre e di un padre che hanno fatto tutto ciò che potevano fare: restare accanto al loro bambino, parlargli, accarezzarlo, sperare contro ogni evidenza. Intorno a loro, medici e infermieri che hanno tentato l’impossibile. Fuori, migliaia di persone che pregavano, scrivevano, condividevano messaggi di incoraggiamento.
La morte di Domenico lascia un vuoto enorme. Non è solo la perdita di un bambino. È la fine di una battaglia che aveva acceso una luce fragile ma potentissima. È una ferita che attraversa famiglie che non lo conoscevano ma che si sono immedesimate in quel dolore.
Oggi resta il rispetto. Resta il silenzio. Resta la richiesta di verità. Ma soprattutto resta un nome, Domenico, che l’Italia non dimenticherà.

