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Microspie in casa per difendersi dall’ex, arriva il verdetto

 

CAPODRISE. Si è concluso con una sentenza di assoluzione il procedimento a carico di A.G., un 38enne residente a Capodrise, giudicato davanti al giudice monocratico Valenzano del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

All’imputato veniva contestata la violazione dell’articolo 615 bis, comma 2, del codice penale, per aver installato – nell’estate del 2017 – alcune microspie all’interno dell’abitazione familiare allo scopo di registrare conversazioni tra l’ex moglie, la sorella di lei e i figli minori. Secondo l’accusa, quelle captazioni costituivano un’interferenza illecita nella vita privata.

Nel corso del dibattimento è però emerso un quadro differente. La difesa, rappresentata dall’avvocato Pasquale Delisati, ha sostenuto che le registrazioni non fossero state effettuate con finalità di diffusione o divulgazione, ma esclusivamente per tutelarsi rispetto a presunte accuse false che l’ex coniuge avrebbe mosso nei suoi confronti in quel periodo di forte conflittualità familiare.

Dalle registrazioni – utilizzate in altri procedimenti nei qualiè stato poi assolto – emergerebbero dialoghi dai toni particolarmente duri, anche nei confronti dei bambini. Nel processo sono stati ascoltati anche amici della coppia e familiari, i cui racconti hanno contribuito a delineare il contesto di tensione e conflitto in cui maturarono i fatti.

Il giudice monocratico Valenzano ha accolto integralmente le tesi difensive, ritenendo che la condotta non integrasse gli estremi del reato contestato. L’uomo è stato dunque assolto.

Per la parte civile, S.V., 45 anni, residente a Santa Maria Capua Vetere, era presente l’avvocato Stefano Vaiano.

Con la decisione si chiude una vicenda giudiziaria complessa, maturata nell’ambito di una separazione particolarmente conflittuale e segnata da accuse reciproche.

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