
Caserta. La Corte di Cassazione riapre il capitolo giudiziario legato al presunto sistema di crediti fiscali fittizi maturati attraverso il Sismabonus. I giudici della seconda sezione penale, presieduti da Angelo Caputo, hanno accolto in parte il ricorso presentato dall’imprenditore casertano Salvatore Capacchione contro l’ordinanza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che aveva confermato il sequestro preventivo disposto dal gip.
Il provvedimento riguardava un presunto profitto illecito quantificato in 952.500 euro, ritenuto riconducibile alla società Ars Urbium, oltre al sequestro di beni personali dell’imprenditore, tra cui somme di denaro per 60.500 euro e orologi di lusso per un valore complessivo di 514.200 euro, documentati da fatture emesse da una gioielleria.
Capacchione è indagato per autoriciclaggio, indebita compensazione e indebita percezione di erogazioni pubbliche. L’inchiesta, condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Caserta e coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, ipotizza la creazione e successiva cessione a terzi di crediti fiscali inesistenti generati attraverso lavori antisismici mai realizzati. Il volume complessivo dei crediti contestati supererebbe i 17 milioni di euro.
Secondo gli inquirenti, il meccanismo si sarebbe basato su una rete di professionisti, imprenditori e prestanome che avrebbero attestato falsamente la sussistenza dei requisiti per accedere alle agevolazioni fiscali previste dal Sismabonus.
La difesa ha contestato, tra l’altro, l’assenza di una motivazione adeguata sul pericolo di dispersione delle somme e la mancata individuazione del luogo di consumazione del reato più grave. La Suprema Corte ha ritenuto fondato uno dei motivi di ricorso, annullando l’ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale sammaritano per un nuovo esame.

