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Morte piccola Aurora, in aula perito e brigadiere: “I genitori acquistavano droga”

Santa Maria a Vico. Continua il processo a carico di Emanuele Savino e Anna Gammella, accusati della morte della loro figlia, di 45 giorni, trovata senza vita nella sua culla il 2 settembre del 2023 nella loro abitazione situata a Santa Maria a Vico. I due sono stati arrestati il 14 novembre dello stesso anno, grazie alle indagini condotte dai carabinieri, oltre all’autopsia sulla bimba, i rilievi e le testimonianze.

La piccola era stata trovata senza vita nella sua culla con evidenti ustioni ed ecchimosi sull’addome, sulle gambe e i piedi. I genitori avevano cercato di far credere che quelle ferite fosse dovute a un incidente avvenuto durante il bagnetto, ma grazie alle indagini, coordinate dal sostituto procuratore Stefania Pontillo della Procura di Santa Maria Capua Vetere, si è scoperto ben altro, che ha portato i due coniugi ad essere accusati di maltrattamenti e omicidio.

In aula, è stato ascoltato il consulente informatico Antonio Molinari. Il perito, davanti alla Corte d’Assise, presieduta da Marcella Suna, ha affermato di aver svolto una perizia sui cellulari dei due imputati, entrambi Samsung, evidenziando che i due coniugi si scambiavano spesso messaggi anche quando erano in casa. E sono state analizzati i messaggi del cellulare, quelli di WhatsApp e le chiamate, oltre a video, immagini e messaggi di testo.

Il perito ha affermato che ha eseguito controlli sui dispositivi per un arco di tempo che va dalla nascita della piccola, il 14 luglio del 2023, fino al giorno del suo decesso. Dalle analisi si è scoperto che le conversazioni estratte risalivano dal 14 luglio, per quanto riguarda Savino, e dal 19 per quanto riguarda la moglie, Gammella. Quest’ultima sembra abbia cancellato i messaggi precedenti al 19.

Successivamente, è stato ascoltato il brigadiere Antonio Grasso, che presta servizio presso la stazione dei carabinieri di Santa Maria a Vico, ed è stato lui a esaminare le chat dei due coniugi poi ricostruire dal perito. Stando alle parole del militare, dalle conversazioni tra i due imputati, si è scoperta una situazione familiare complicata e i due acquistavano costantemente sostanze stupefacenti, chiedendo denaro ai loro parenti, cercando di far loro credere che erano per acquistare pannolini, medicinali o benzina.

Il carabiniere ha poi continuato affermando che la droga veniva acquistata sia da Savino a Brusciano che dalla moglie nelle piazze di spazzo della zona. I soldi che venivano usati per l’acquisto delle sostanze, provenivano dal reddito di cittadinanza. Il militarie ha affermato che le conversazioni dal 17 luglio fino al 1 settembre del 2023, riguardavano quasi sempre la droga e le richieste di soldi. Sempre dalle chat è emerso che il 15 luglio, il giorno dopo la nascita di Aurora, Savino ha chiesto alla moglie di chiamare suo padre allo scopo di farsi prestare l’auto con la scusa di dover andare ad acquistare delle vitamine, quando l’intenzione era quella di andare ad acquistare altre sostanze.

Successivamente, Savino ha risolto la cosa da solo, dato che è stato poi lui a chiamare il padre di Gammella. Il giorno dopo, sempre Savino, ha chiesto alla moglie di sottrarre del denaro dalla borsa della madre, mentre si trovava in ospedale, ma la moglie gli ha detto che non poteva farlo dato che la madre teneva sempre con sé la borsa.

Il militare ha continuato dicendo che Savino, usava i soldi che servivano per il fabbisogno della famiglia, per acquistare droga, coinvolgendo spesso la moglie, e quest’ultima, dopo essere tornata in ospedale, in un’occasione avrebbe lasciato la piccola da sola in casa per andare in una pizza di spaccio, perché aveva paura che il marito potesse portare i figli con sé mentre andava ad acquistare droga.

Oltre a questa orribile situazione di dipendenza dalle sostanze, sono emersi anche episodi di maltrattamenti in famiglia, come quando, il giorno in cui è nata Aurora, Gammella aveva chiesto al marito di non mettere le mani addosso al loro primogenito, anche se poi, alcune ore dopo, ci ha ripensato discendigli di dare un paio di schiaffi al bimbo, per farlo addormentare e il marito l’ha assecondata. In un’altra occasione, Gammella stessa ha picchiato il figlio riportando l’accaduto al marito che era a Genova per lavoro.

Per quanto riguarda il livido all’occhio di Aurora e gli altri lividi sul corpo della bambina, in questa occasione procurati dai fratellini, la sua preoccupazione è stata quella di non far notare quei segni di violenza. Infatti, stando a una conversazione tra i due, che dovevano andare al Centro Commerciale Campania, lei ha chiesto al marito come potevano uscire dato che la piccola aveva un occhio nero impossibile da non notare.

Applicarono quindi una pomata, e fecero delle ricerche su internet e misero poi una spugna ogni quattro ore sull’occhio della bambina nella speranza che il livido sparisse. I due, invece di recarsi in qualche struttura ospedaliera o ascoltare pareri medici, preferivano usare rimedi casalinghi. In un episodio, Gammella, in preda all’esasperazione, a causa delle continue richieste di soldi per la droga del marito e i lividi presenti sul corpo della bimba, ha rinfacciato al marito che quando le lascia la piccola, dopo la trova “mongoloide”, e non mangia né ride. Gli ha poi detto che potevano togliere loro i figli così.

Lui, invece, le ha detto che doveva piantarla con Aurora e che si stava fissando. La conversazione risale al 31 agosto. A marzo, il prossimo mese, si tornerà di nuovo in aula per sentire il continuo della testimonianza del brigadiere e per ascoltare un altro ufficiale.

 

 

 

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