
MONDRAGONE. Una gestione centralizzata degli incassi, una “cassa comune” e stipendi fissi per i pusher attivi sulla piazza di Mondragone. È questo il quadro che emerge dalle intercettazioni agli atti dell’inchiesta della Dda di Napoli, che ricostruiscono ruoli, compensi e dinamiche interne al gruppo guidato – secondo l’accusa – da Antonio Bova.
Nelle conversazioni captate, Bova parla in modo esplicito della necessità di fare squadra: «Nel senso che ci dobbiamo dare una mano… tutti quanti, per esempio… ognuno deve fare una cosa… dobbiamo mantenere sempre il movimento». Un’espressione che per gli inquirenti sintetizza la struttura organizzativa del sodalizio, basata su compiti distribuiti e su una gestione unitaria dei proventi.
In un altro passaggio, riferendosi ai compensi, Bova spiega: «Stiamo tutti nella stessa via… è sotto inteso… siamo una cosa tutti quanti… Se stiamo tutti fuori e ci riusciamo ad andare…». Le parole vengono lette dagli investigatori come la conferma di un vincolo associativo stabile, con una divisione precisa dei guadagni.
Dalle intercettazioni emerge anche il tariffario. Bova chiarisce che i pusher impegnati sulla piazza percepivano «120 euro giornalieri e quindi 840 euro settimanali», salvo eventuali decurtazioni in caso di ammanchi. «Se voglio fare il conto tutta la settimana piena…», dice in un dialogo, facendo riferimento ai conteggi e alle somme da distribuire.
Non mancano i riferimenti agli arresti e ai periodi di fermo di alcuni sodali. «Agosto… lo hanno arrestato… a settembre mi sono tolto i debiti», racconta Bova, ricostruendo le fasi di stop e ripartenza dell’attività. In un altro passaggio fa riferimento a Luigi e ad altri componenti del gruppo, sottolineando: «Come Luigi ha lavorato il mese di agosto… io a settembre non ho lavorato…».
Centrale, secondo la procura, è anche il controllo della piazza e la gestione delle sostituzioni. «Mettiamo un ragazzo giù al mare… e lo mettiamo a lavorare», si sente in una telefonata, mentre in un’altra Bova ribadisce: «Dobbiamo vedere di fare soldi… un mese e mezzo che non lavoriamo e stiamo facendo arricchire altri».
Per gli inquirenti, le intercettazioni delineano una struttura organizzata, con Bova in posizione direttiva, incaricato di coordinare i pusher, stabilire i compensi e sovrintendere alla distribuzione dei proventi illeciti. Un sistema che, secondo l’accusa, avrebbe garantito continuità operativa alla piazza di spaccio anche nei periodi segnati da arresti e controlli.

