
MONDRAGONE. Il ruolo di Angelo Gagliardi, detto “nonno” e formalmente indagato a piede libero nell’inchiesta che ha portato ieri a 21 arresti, emerge con forza dalle intercettazioni raccolte nell’ambito dell’indagine sulla gestione dello spaccio a Mondragone. Secondo gli inquirenti, il presunto capo della compagine legata al narcotraffico avrebbe continuato a esercitare un’influenza diretta sulle dinamiche del territorio, impartendo indicazioni operative anche attraverso il nipote Antonio Bova, ritenuto figura di riferimento nella gestione della piazza di spaccio.
In una conversazione ambientale captata nell’abitazione di Bova, gli investigatori riportano uno sfogo dai toni espliciti. «Estorsione… se la prende sempre questo… come penso io… estorsione…», si sente dire in un passaggio trascritto agli atti. Parole che, secondo la ricostruzione della Procura, delineerebbero un clima di tensione interna e di controllo sulle attività illecite.
Le carte evidenziano come Gagliardi fosse costantemente aggiornato sugli equilibri criminali del territorio. In particolare, viene citato un summit organizzato da Giacomo Fragnoli (non indagato, ndr), al quale avrebbero preso parte esponenti di vecchi sodali del clan. L’obiettivo, secondo quanto riferito da Bova agli inquirenti, sarebbe stato quello di “imporsi in maniera monopolistica sul mercato della droga a Mondragone”.
Una frase intercettata sintetizzerebbe la linea dura che si voleva adottare: Gli investigatori ritengono che Gagliardi, informato dal nipote sull’esito dell’incontro, abbia ribadito la necessità di mantenere il controllo assoluto sulla piazza. «Si vogliono buttare su chi vende la droga… solo uno deve passare… solo uno deve vendere… cose».
In un altro passaggio, attribuito allo stesso Gagliardi, si legge: «Se questo ti manda a dire qualcosa da Asia, qualsiasi cosa… non ti devo spiegare… tu sai quello che devi dire». Parole che, secondo l’accusa, dimostrerebbero un atteggiamento improntato alla prudenza ma anche alla fermezza nel ribadire gerarchie e modalità operative.
Le intercettazioni riportano anche dialoghi nei quali si fa riferimento allo stato d’animo di Gagliardi. «E nonno Angelo perché stava nervoso?», chiede Asia. La risposta di Bova è significativa: «Perché hanno fatto la scortesia… perché chi si prende la confidenza con me, chi manca di rispetto a me manca di rispetto pure a lui».
Un altro episodio ricostruito dagli investigatori riguarda una vicenda collaterale, quella del noleggio di un’auto presso una società della zona. Il mezzo, secondo gli atti, sarebbe stato destinato all’attività di spaccio. Quando il noleggiatore avrebbe appreso la reale destinazione del veicolo, lo avrebbe ritirato. La reazione, stando alle intercettazioni, sarebbe stata immediata, con l’ipotesi di una “spedizione punitiva” ai danni dell’uomo.
Nel quadro delineato dall’indagine, Gagliardi non sarebbe stato un semplice spettatore, ma un punto di riferimento costante. Gli investigatori sottolineano come il suo contributo all’operatività del gruppo sia emerso «in diverse occasioni», rafforzando l’ipotesi di una regia attiva nella gestione del traffico di stupefacenti a Mondragone.
Le conversazioni, ora al vaglio dell’autorità giudiziaria, rappresentano uno degli elementi centrali dell’impianto accusatorio, in un’inchiesta che punta a fare luce sui nuovi assetti criminali del litorale domizio.

