
MONDRAGONE. Non solo estorsioni e droga. Nell’ordinanza che ha portato a 21 arresti a Mondragone, il filo conduttore è il richiamo costante al clan e, in particolare, alla famiglia Gagliardi. Nomi, frasi e dialoghi che, secondo gli inquirenti, dimostrerebbero il legame operativo con l’organizzazione camorristica storicamente radicata sul territorio.
Tra i protagonisti delle conversazioni captate figura Antonio Bova, che in più occasioni farebbe riferimento ad Angelo Gagliardi, indicato come figura di vertice. In un passaggio del 19 febbraio 2024, parlando con Martino, Bova afferma: “Fratello, se io riuscissi ad uscire subito mando lì sopra l’appello… se questo processo cade a terra… e il nonno (Gagliardi Angelo, ndr) sta ancora chiuso mi credi… che caccio anche 10 mila euro per un avvocato buono e lo faccio uscire”.
Un dialogo che per gli investigatori non lascia dubbi sulla centralità del nome Gagliardi negli equilibri del gruppo.
In un’altra intercettazione si parla apertamente del clima a Mondragone: “Quello mo lo scrivono… che stanno uscendo un sacco di gente a Mondragone… queste cose le ho viste… dicono che stanno uscendo altri boss di Mondragone… può succedere una faida se si riattivano i clan”. Parole che fotografano il timore di nuovi assetti criminali e di possibili scontri.
Non mancano i riferimenti alla gestione economica delle attività illecite. In un dialogo con Martino Alessandro, Bova sarebbe esplicito: “Voglio fare più soldi possibile… 400 o 500 euro al giorno… 10, 12 persone… 400-500 euro al giorno senza bordello… faccio i pezzi da 25 euro mezzo grammo stop”.
E ancora, in un passaggio legato a presunte richieste di protezione, emerge la frase: “Vuoi la protezione per i Fragnoli? La fatica tua la devi dare a me”, a indicare – secondo l’accusa – un sistema di controllo del territorio con imposizione di pagamenti.
Significativo anche il collegamento con il carcere. Il 23 gennaio 2024 Bova parla con il detenuto Andrea Santoro, detto “il pollaiolo”. Dalle conversazioni emergerebbe la capacità di impartire ordini anche ai ristretti: “Ha picchiato… quello mi ha fatto come la terra nera… pure che è tossico picchialo proprio”.
Gli investigatori ritengono che il gruppo agisse riconoscendo l’autorità del clan Gagliardi e muovendosi nel solco delle sue direttive. I continui riferimenti al “nonno”, ai “boss che escono” e al rischio di “faida” rappresentano, per la Dda, la prova di un legame strutturato con il clan.
L’operazione dei carabinieri non colpisce dunque solo singoli reati, ma un sistema che – stando alle intercettazioni – continuava a orbitare attorno alla storica famiglia camorristica di Mondragone.

