
7SANTA MARIA CAPUA VETERE. Un nuovo passaggio giudiziario si apre nell’inchiesta sui crediti d’imposta fittizi e sulle false fatturazioni che ha coinvolto un’imprenditrice di Cassino e altre 19 persone, al centro di una maxi indagine della Guardia di Finanza di Caserta. La Corte di Cassazione ha infatti disposto un processo bis limitatamente al tema delle esigenze cautelari legate al sequestro di beni per oltre mezzo milione di euro.
La terza sezione penale della Suprema Corte, presieduta da Aldo Aceto, si è pronunciata sul ricorso presentato dall’imprenditrice contro l’ordinanza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. In precedenza, il gip sammaritano aveva disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di beni per un valore di circa 576mila euro, ritenuti profitto di un’operazione di indebita compensazione di crediti inesistenti.
L’indagine trae origine da un controllo fiscale su una società ritenuta dagli investigatori una possibile “cartiera”, ossia priva di reale operatività economica. L’attenzione degli inquirenti si è concentrata sulla notevole quantità di crediti d’imposta per investimenti nel Mezzogiorno e per attività di ricerca e sviluppo, ritenuti non supportati da attività reali. Secondo l’accusa, attraverso una rete di società intestate a prestanome sarebbero stati creati crediti fiscali fittizi mediante fatture per operazioni inesistenti, cessioni simulate di rami d’azienda e compravendite di brevetti mai sviluppati.
La Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso nella parte in cui veniva contestata l’esistenza del reato, sottolineando che la natura artificiosa dell’operazione non poteva essere ignorata. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso sul periculum in mora, rilevando che non era stato adeguatamente dimostrato il rischio di dispersione dei beni. Per questo motivo l’ordinanza è stata annullata limitamente alle esigenze cautelari, con rinvio al Tribunale di Santa Maria Capua

