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Pizzo e scommesse del clan, 13 del gruppo misto a processo

 

San Cipriano d’Aversa. Si è svolta davanti al gup Donatella Bove del Tribunale di Napoli l’udienza preliminare che vede imputate tredici persone ritenute appartenenti al cosiddetto “Gruppo Misto” del clan dei Casalesi, organizzazione criminale accusata di estorsioni sistematiche ai danni di commercianti e dell’imposizione di apparecchi da gioco nei comuni dell’agro aversano.

A comparire dinanzi al giudice sono stati Nicola Annibale, Angelo Compagnone (collaboratore di giustizia), Luigi Cirillo, Nunzio Clarelli, Giuseppe D’Ausilio, Massimo Diana, Mario Maisto, Emilio Mazzarella, Oreste Reccia, Marco Simonetti, Salvatore Venosa (pentito), Umberto Venosa (ex collaboratore di giustizia) e Francesco Vitolo.

Secondo l’impianto accusatorio, il gruppo avrebbe riorganizzato una struttura criminale composta da esponenti superstiti di diverse famiglie del clan, dando vita a una nuova alleanza operativa. Inizialmente la direzione sarebbe stata affidata a Salvatore Venosa, per poi passare a Oreste Reccia. L’area di influenza comprendeva Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa, Aversa, Frignano, San Marcellino e Carinaro.

Le attività illecite contestate ruoterebbero principalmente attorno al racket delle estorsioni e alla gestione forzata delle slot machine, considerate il fulcro economico del sodalizio. Attraverso queste pratiche, l’organizzazione avrebbe mirato a esercitare un controllo capillare sul tessuto commerciale, influenzare le amministrazioni locali, orientare l’assegnazione di appalti pubblici e reinvestire i proventi criminali.

Nella ricostruzione del sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Vincenzo Ranieri, ai vertici del gruppo vi erano Venosa e Reccia. Emilio Mazzarella avrebbe svolto il ruolo di referente per il territorio di Aversa, mentre Mario Maisto e Giuseppe D’Ausilio sarebbero stati i punti di riferimento rispettivamente per Casal di Principe e San Cipriano d’Aversa. Gli altri imputati, invece, avrebbero avuto il compito di eseguire materialmente le richieste estorsive nei confronti di imprenditori e commercianti dell’hinterland aversano.

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