
NAZIONALE – Gennaio 2026 potrebbe riservare una sorpresa poco gradita a molti lavoratori dipendenti. In busta paga, infatti, potrebbero comparire trattenute inattese, legate alle operazioni di conguaglio fiscale che i datori di lavoro stanno completando tra dicembre 2025 e febbraio 2026. Non si tratta di un errore né di una novità improvvisa, ma dell’effetto finale dei controlli sui requisiti di reddito per due misure molto diffuse: il bonus legato al taglio del cuneo fiscale e il trattamento integrativo Irpef.
Durante l’anno questi benefici vengono riconosciuti sulla base di stime provvisorie del reddito, ma solo a consuntivo è possibile stabilire se le somme ricevute erano effettivamente dovute. Quando il reddito reale supera le soglie previste dalla legge, scatta la restituzione totale o parziale delle agevolazioni.
Gennaio rappresenta il momento chiave perché i datori di lavoro devono confrontare i redditi effettivamente percepiti nel 2025 con i limiti fissati per l’accesso ai bonus. Il controllo è doppio e riguarda sia il trattamento integrativo fino a 1.200 euro annui, sia il nuovo incentivo introdotto dal 2025 per il taglio del cuneo fiscale, che può arrivare a 960 euro l’anno.
Poiché entrambe le misure vengono anticipate mensilmente in busta paga, il ricalcolo finale può portare a una riduzione dello stipendio netto. Nei casi più sfavorevoli, chi supera entrambe le soglie di reddito rischia un recupero combinato che può tradursi in trattenute mensili fino a circa 60 euro.
Il meccanismo del bonus Irpef varia in base al reddito complessivo. Per chi guadagna meno di 20mila euro, il beneficio assume la forma di un contributo diretto calcolato in percentuale sullo stipendio. Oltre questa soglia, e fino a 40mila euro, il contributo mensile lascia spazio a una detrazione fiscale aggiuntiva, che si riduce progressivamente fino ad azzerarsi.
Il sistema è pensato per compensare automaticamente bonus e detrazioni, ma quando il reddito finale risulta più alto di quello stimato, una parte delle somme ricevute può risultare non spettante. La soglia dei 32mila euro è particolarmente delicata, perché oltre questo limite la detrazione comincia a diminuire. Superati i 40mila euro, invece, il beneficio viene completamente annullato e quanto percepito deve essere restituito.
Una volta effettuati i calcoli definitivi, il datore di lavoro trattiene solo la differenza tra quanto erogato e quanto effettivamente dovuto. Se però mancano i dati necessari, ad esempio in caso di cambio di lavoro nel corso dell’anno, il conguaglio viene rinviato alla dichiarazione dei redditi.
Secondo le indicazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate, la modalità di recupero dipende dall’importo da restituire. Per somme inferiori a 60 euro la trattenuta avviene in un’unica soluzione, mentre per importi più elevati il recupero viene automaticamente rateizzato in dieci mensilità, a partire proprio dalla busta paga di gennaio.
Oltre al bonus cuneo, viene ricalcolato anche il trattamento integrativo che ha sostituito il vecchio “bonus Renzi”. Questo beneficio spetta integralmente ai redditi più bassi, viene riconosciuto in misura variabile nella fascia intermedia e cessa del tutto oltre i 28mila euro di reddito complessivo.
Se dal conguaglio emerge che il lavoratore non ne aveva diritto, l’importo deve essere restituito. Anche in questo caso, quando la somma supera i 60 euro, il recupero non avviene tutto insieme ma viene suddiviso in rate mensili, che iniziano a pesare sulla busta paga proprio da gennaio.

