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Pensioni, da febbraio scattano gli aumenti fino a 50 euro al mese: per chi

aumento pensioni minime

NAZIONALE – Nel 2026 le pensioni torneranno a crescere grazie alla rivalutazione legata all’inflazione, ma gli aumenti effettivi saranno piuttosto limitati. L’adeguamento previsto è pari all’1,4%, una percentuale che consentirà di recuperare solo in parte la perdita di potere d’acquisto accumulata negli ultimi anni, soprattutto per gli assegni più bassi.

Il meccanismo di perequazione resta invariato e continua a favorire le pensioni di importo più contenuto. La rivalutazione piena, cioè il 100% dell’indice di inflazione, spetta infatti solo ai trattamenti fino a quattro volte il minimo, pari a 2.413,60 euro lordi. Oltre questa soglia, la percentuale di recupero diminuisce progressivamente: scende al 90% per le pensioni fino a cinque volte il minimo e al 75% per gli assegni di importo superiore.

Le simulazioni mostrano chiaramente come gli incrementi mensili siano modesti. Una pensione lorda di 1.000 euro beneficia di un aumento di circa 14 euro al mese, che diventano poco più di 180 euro nell’arco dell’anno. Con un assegno da 1.300 euro, l’incremento mensile sale a circa 18 euro, mentre una pensione da 1.500 euro lordi registra un aumento di poco superiore ai 20 euro.

Per gli assegni più elevati, l’aumento in valore assoluto è maggiore, ma resta comunque contenuto se rapportato al costo della vita. Una pensione da 3.000 euro lordi al mese sale a circa 3.041 euro, con un incremento annuo che supera di poco i 530 euro. In questo caso la rivalutazione viene applicata in modo differenziato: piena fino a 2.413,60 euro e ridotta sulla parte eccedente. Una pensione da 4.000 euro lordi arriva invece a poco più di 4.050 euro, con un guadagno mensile di circa 50 euro.

Particolare attenzione riguarda le pensioni minime, che nel 2026 vedranno un aumento ancora più limitato. L’importo base, grazie alla rivalutazione ordinaria dell’1,4%, passa da 603,40 euro a 611,80 euro. A questa cifra si aggiunge la maggiorazione straordinaria dell’1,3% già prevista, che porta l’assegno complessivo a 619,80 euro mensili.

Il confronto, però, va fatto con l’importo del 2025, che già includeva la maggiorazione straordinaria e ammontava a 616,67 euro. In termini reali, quindi, l’aumento netto per chi percepisce la pensione minima è di circa 3 euro al mese, un incremento simbolico che fatica a compensare il caro vita.

Come accade ogni anno, anche gli adeguamenti del 2026 devono essere considerati provvisori. L’INPS applica infatti la rivalutazione sulla base delle stime dell’inflazione fornite dall’Istat. Se l’indice definitivo dovesse risultare diverso, verrà effettuato un conguaglio, che potrà essere positivo o negativo.

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