
MONDRAGONE/CANCELLO ARNONE. «C’ha un inghippo da una parte, ora vediamo se io riesco a sbloccare». È questa la frase che apre uno dei passaggi chiave dell’inchiesta che coinvolge Giovanni Zannini, Paolo Griffo e Luigi Griffo, ritenuta dagli inquirenti rivelatrice di un presunto intervento illecito per superare ostacoli amministrativi legati a una procedura ambientale. Per Zannini è stato chiesto l’arresto, per i Griffo la misura del divieto di dimora, nella fase di conclusione delle indagini.
L’intercettazione, datata 6 giugno 2023, viene attribuita a Paolo Griffo e riguarda il finanziamento pubblico richiesto da Spinosa S.p.A. a Invitalia per la realizzazione di un impianto di produzione di mozzarella a Cancello ed Arnone, in un’area classificata come SIC–Natura 2000. Un investimento da oltre 10 milioni di euro che, secondo gli atti, necessitava di una valutazione di incidenza ambientale.
È in questo contesto che, per la Procura, si inserisce il ruolo di Zannini, all’epoca dei fatti consigliere regionale e presidente della Commissione Ambiente della Regione Campania. Gli inquirenti ipotizzano che l’esponente politico abbia abusato della propria funzione per interferire sull’attività del Dipartimento Tecnico Amministrativo – Valutazione Ambientale, nel tentativo di accelerare o aggirare l’iter previsto dalla normativa.
Le indagini ricostruiscono contatti diretti e pressioni esercitate nei confronti dei dirigenti regionali competenti, con interventi ritenuti impropri e finalizzati a evitare la valutazione ambientale, considerata un ostacolo alla rapida erogazione del finanziamento. In particolare, viene contestata l’attivazione di una procedura alternativa, giudicata illegittima, che avrebbe sostituito l’organo tecnicamente competente.
Secondo l’accusa, tali condotte avrebbero compromesso il corretto funzionamento della pubblica amministrazione, violando i principi di imparzialità e separazione delle funzioni. L’intercettazione dell’“inghippo” rappresenterebbe, per gli investigatori, la prova di una consapevolezza piena delle criticità procedurali e del tentativo di “sbloccare” una pratica che, in condizioni ordinarie, avrebbe potuto portare anche all’annullamento del permesso a costruire.
L’inchiesta è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria, che dovrà accertare responsabilità e ruoli nella gestione di una vicenda che intreccia politica, affari e tutela ambientale.

